L’incredibile storia dell’ex assistente personale di Genovese

Abbiamo raccolto delle informazioni in merito a questo rapporto di lavoro

25/11/2020 di Gabriele Parpiglia

Questo articolo, ahimè, va raccontato in TRE fasi. Attenendoci alla realtà dei fatti come abbiamo fatto finora, iniziamo con questa ennesima strana storia.

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ATTO I

Il primo atto: abbiamo scoperto un nome, una figura importante, finora nascosta ma presentissima nell’ultimo periodo di vita di Alberto Genovese. Chi è? L’assistente personale del detenuto… fino allo scorso Natale. In primis ci siamo messi sulle tracce della ragazza, ma non abbiamo ricavato nulla. Pian piano però abbiamo ricomposto il puzzle.

Sappiamo il suo nome, ma tutto era complesso. Abbiamo raccolto alcune informazioni. Sappiamo che è esperta di marketing e comunicazione; perfetta per ricoprire un ruolo accanto a un manager di successo come era Genovese, nato per fare business nella prima fase della sua vita.  La ragazza, come recita il suo profilo Linkedin, fino a poche ore fa, era precisamente: “Executive and personal assistant of founder and chairman Alberto Genovese”. Tradotto: era l’assistente personale di Genovese.

Prima di lavorare per l’imprenditore – oggi detenuto – lei era dipendente di “Holy” con i fratelli Jacopo e Leonardo Signali. Poi avviene il passaggio per seguire Genovese, grazie al passaparola di un’amica che la segnala per bravura e competenza. La giovane si occupava di tutto: dall’acquisto delle bottiglie di champagne, ai decori dei party, anche le scelte delle candele o andare buttare la spazzatura. Per ogni cosa di cui avesse bisogno Genovese, lei c’era sempre, comunque ma non ovunque.

Mai uno screzio, fino a quando Genovese inaugura Prima Cafè e la ragazza – stufa di lavorare 24 ore su 24 alle dipendenze non solo di Genovese ma anche dei suoi amici e della cugina Giorgia – decide di spostarsi dal ruolo di assistente personale a “organizzatrice del lancio e creatrice del marchio del locale”. Genovese non le perdona questa scelta. In un primo istante le fa capire che era tutto ok. Poi passa un mese e lei viene licenziata senza se e senza ma. E Genovese alza il solito muro. “Nessuno deve più parlare con la mia ex assistente”.

Da quel momento della ragazza non si hanno più notizie. Svanisce nel nulla. Il suo profilo Linkedin non è aggiornato dallo scorso luglio. Così due giorni fa recuperiamo la mail, con fatica, della giovane ragazza. Almeno l’ultima mail che riconduceva a lei. E improvvisamente, dopo uno scambio tra diffidenza e acquisizione di fiducia da parte della ragazza, accetta di fare un’intervista. 

ATTO II 

Incredibile a dirsi, ma dopo quaranta minuti di intervista registrata, dopo aver spiegato serenamente come l’avremmo pubblicata, dopo aver detto alla protagonista che eravamo sulle sue tracce da un po’,  dopo aver redatto il testo, la ragazza ci dice di mandarle il testo per approvazione. Immaginiamo già la retromarcia. Inviamo per correttezza alla ragazza il testo alle 20.34 del 24 novembre sera. Ed ecco il gong.

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«Non voglio essere associata ad Alberto, non autorizzo intervista, eccetera, eccetera, eccetera». Il solito MURO verso il quale ci imbattiamo ormai da giorni. Noi replichiamo che l’intervista non l’avremmo pubblicata, nemmeno il nome, ma che racconteremo ugualmente la storia. Storia che tra l’altro avevamo iniziato a studiare senza subire ancora, ancora e ancora censura. Poi arriva l’ok. Con richiesta: «Nessun nome, nessuna fotografia». Accettiamo ma non ci fermiamo.

ATTO III

La storia. Iniziamo.

Secondo le nostre fonti l’assistente PERSONALE di Genovese, quando ha saputo del caos, non si sarebbe scomposta più di tanto. Pare che avesse definito il fattaccio come la punta dell’iceberg o la ciliegina sulla torta. Andiamo con ordine.

Nel suo Cv abbiamo scoperto che in passato ha lavorato per Holy Industries per un anno; che era in ottimi rapporti con tutti i founder ma dopo sei mesi, a un certo punto, ha saputo che l’imprenditore Alberto Genovese cercava un’assistente. Il tramite sarebbe stata un’amica. Insomma si è presentata l’opportunità, la prende al volo. Il primo colloquio con Alberto, poi incontro con i suoi “vice”, Bianca Brandi, George Ottathycal (dopo l’arresto di Genovese nominato Amministratore delegato delle sue società ad interim, ndr) e Antonella Testaguzza. Esame superato. La prima fase lavorativa andava bene, quella personale sembrerebbe un po’ meno. Una fase piena di delusioni che ci svelano un lato della ragazza ferita che, una sera, quando viene defenestrata, si ritrova senza lavoro e senza un perché e in lacrime lo confida a un’amica senza risparmiarsi su storie e dettagli, almeno così ci risulta.

Già, ma qual era il suo lavoro? Che cosa significa essere l’assistente personale di Genovese in questo ultimo anno che ha portato l’imprenditore all’autodistruzione? Significa conoscere i segreti, forse?  Però lei ai party non partecipava, perché Alberto non voleva il suo staff alle feste. Secondo la nostra ricostruzione però ogni giorno, l’assistente personale andava a casa sua e trovava la dimora in condizioni assurde. Gestiva tutte le faccende. Per esempio: se doveva venire l’architetto per controllare qualche danno post festa o sistemare qualcosa, lei c’era. Se la piscina post festa non andava, lei risolveva il problema.

Alberto era molto furbo. Divideva le due cose. Lo staff di Alberto non partecipava alle feste: non mischiava MAI staff e feste perché altrimenti i suoi dipendenti lo avrebbero visto in versione “Animal Party”.

Lo stipendio per lavorare 24 ore su 24 non superava 2000 euro al mese. Un po’ poco per chi seguiva tutto, ma quando diciamo tutto, significa tutto: dalla gestione del suo profilo Linkedin, ai conti bancari, i rapporti con commercialisti, con l’avvocato, eccetera. E poi c’erano le altre faccende come l’acquisto per i regali, per i suoi amici. Sia chiara una cosa: Alberto Genovese non muoveva un dito. Le mani le muovevano, per lui, il giro di persone intorno.

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Per intenderci, da quello che abbiamo capito e appreso, Alberto non è la persona che alza il telefono e chiama per farsi portare la droga, no. Lui non si voleva sporcare le mani. Da quello che abbiamo appreso c’era tutto un gruppo di “schiavi” intorno che facevano “loro”. Alberto paga e la gente gli gira intorno per le sue esigenze. E la fidanzata Sarah che ruolo aveva? Sarah è entrata nella vita di Alberto quasi contemporaneamente alla sua assistente. All’inizio Sarah si presenta come ragazza educata, a modo, anche molto timida. Poi sembrerebbe che Sarah inizia a esser gelosa di ogni ragazza che si avvicinasse ad Alberto, tra cui l’assistente, e il rapporto s’incrina. A tal punto che l’assistente aveva capito che non era “esattamente” più quello il lavoro che voleva fare. In quel momento si stava allargando l’opportunità nell’area di business development con l’apertura di Prima Cafè: cercavano una persona che andasse a gestire il locale. Così lei spiega che vuole cambiare aria.

Genovese accetta. Ma a Genovese non si può dire “no”. Questo non dimenticatelo. Infatti quel “sì” provvisorio alla ragazza poi si trasformerà in vendetta. Noi abbiamo le prove che la ragazza s’interfaccia con la società che gestiva seriamente il locale, esterna a Genovese, tra le migliori a Milano e che aveva abbracciato il progetto perché estranea alla conoscenza del lato privato mister Start Up.

E sappiamo con certezza che l’ex assistente di Genovese, inizia ad occuparsi di tutta la parte di design per sviluppare il concept del bar. Nel mentre Genovese, però, pare che non la lasciasse andare. Faceva come se quel patto stretto, quel “vai pure”, fossero state solo parole.

E Genovese aggiunge successivamente un carico da novanta. Pare avesse imposso alla sua ex assistente di “seguire” anche le faccende e le richieste di sua cugina Giorgia. Persona che per molti faceva terreno bruciato intorno ad Alberto. La situazione esplode. Se Alberto chiedeva di fare “5” alla sua ex assistente, la cugina chiedeva 15. Un aneddoto che abbiamo raccolto è molto importante. Durante le vacanze estive Giorgia era in viaggio con il suo fidanzato nell’est Europa quando, a un certo punto, ha avuto un problema con la moto proprio durante il viaggio. E chi lo ha risolto? L’assistente che si trovava dall’altra parte del mondo. Genovese, dinanzi allo stress psicologico al quale la ragazza era sottoposta, diceva: «Massì dai, Giorgia ogni tanto chiede, non ti preoccupare».

Tutto crolla il giorno dopo della festa di Natale dell’azienda. Chi era presente racconta che l’assistente parlava con Giorgia, poi a un certo punto è arrivato Alberto e le ha separate. Sempre chi era presente svela che Alberto ha detto qualcosa all’orecchio di Giorgia che si allontana dalla conversazione. In quel preciso momento, Genovese aveva deciso che la sua assistente sarebbe stata licenziata. Sempre quella sera pare che la ragazza, a un certo punto, ballasse con Sarah. Genovese ancora una volta si sarebbe avvicinato per dire alla sua ragazza di allontanarsi. E infatti così è finita la storia. Licenziata. Successivamente la vicenda pare sia finita in mano ai legali e risolta.

Un dolore al momento, ma un sollievo dall’altro per il braccio destro femminile di Genovese che non ne poteva più di vedere Alberto, il suo capo, l’uomo con il quale voleva solo lavorare, distruggersi con le droghe, perdere completamente il controllo. Non riuscire nemmeno a buttare uno yogurt scaduto da giorni nella spazzatura.

Inoltre Genovese pare non avesse un jet di proprietà tutto suo. Ma si affidava a un paio di compagnie per affitti a lungo tempo. Si era abituato a un livello di vita molto, molto alto, grazie ai soldi che lo avevano trasformato.

Inoltre gira una leggenda che nella figura della vita di Genovese ci fosse un’altra donna: si chiama Daria, compagna di università. Ogni volta che Genovese parlava di lei, affermava: «Lei quando ero un nerd, non mi ha mai rifiutato, mi ha mostrato sempre affetto. Mi ha donato sentimento nel bene e nel male». Daria, è sempre presente nella sua vita. Daria, per la quale Alberto, per il suo ultimo compleanno (settembre, ndr), pare avesse bloccato La Scala di Milano e selezionato un corpo di ballo specifico per un regalo a Daria. Le ha donato un’esibizione personalizzata di ballo con professionisti che si sono esibiti nel paese dove la ragazza vive. Un festone con i genitori di lei presenti. Il tutto è avvenuto, ne abbiamo certezza, in piena emergenza Covid, in piena pandemia. Come mai La Scala di Milano ha accettato l’offerta di Genovese, dato il periodo di divieto party e assembramenti? Se fosse vero, ci sarebbe da indagare. Il ragazzo di “Terrazza Sentimento”… ci sapeva fare con il divertimento, ma mai con il pentimento. Almeno finora

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