Come i pubblicitari cileni sconfissero il regime di Pinochet

di Alessandra Cristofari | 26/04/2013

The Telegraph racconta la vera storia di “No” il nuovo film di Pablo Larrain che racconta la lotta non violenta dei pubblicitari che portò il popolo cileno a votare contro il referendum che avrebbe di fatto lasciato Pinochet al suo posto per altri otto anni.

 

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IL NO DEL CILE – Il risultato storico del 55,99 % contro il 44,01% scalzò Pinochet in uno dei referendum più importanti di sempre. È di fronte all’uscita nelle sale del film di Pablo Larrain che The Telegraph ricorda la vera storia di “No”. Corre l’anno 1988 in Cile e durante l’estate il presidente Augusto Pinochet annuncia il referendum per votare la sua riconferma. L’apertura del dittatore al popolo gli sarà fatale: dopo 15 anni di dittatura feroce che porta alla morte di 3 mila dissidenti politici, 3 mila scomparsi e oltre 30 mila torturati, il popolo è chiamato ad esprimere la sua opinione sull’operato di Pinochet. Confermare o meno il Generale, voleva dire solo dire “Sì o No” scrive The Telegraph.

 

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RIBALTARE LA VITA – Pinochet non temeva l’opposizione, altrimenti non si sarebbe mai spinto tanto oltre e addirittura concesse uno spazio televisivo ai “No” del referendum. Francisco Celedon, membro del partito democratico cristiano, intuì che il generale aveva guardato con leggerezza ai contrari e sapeva che quello spazio televisivo avrebbe potuto rappresentare la via per il cambiamento: 15 minuti ogni sera per la propaganda e scelse di collaborare con Eugenio Garcia per mettere su una campagna ad hoc. Una telefonata iniziale tra i due ha creato l’accordo: “Questa è l’occasione che stavamo aspettando”. Questa è la storia di come Garcia e un gruppo di pubblicitari siano riusciti a rovesciare uno dei regimi più repressivi al mondo e oggi è finita in un film: “No”. La pubblicità può anche essere utilizzata con un fine positivo e non solo per consigliare o manipolare l’opinione pubblica. Quando Garcia e Celedon hanno iniziato a discutere della strategia da tenere non immaginavano il futuro successo e anzi temevano di non farcela: dovevano convincere il popolo a non lasciarsi spaventare né intimidire dal voto contro il regime. Il “No” è un concetto negativo, è difficile da vendere come qualcosa di positivo dice oggi Garcia che vive a Santiago: “Il ‘No’ non era una persona, non era un candidato. Non aveva una personalità né etica o estetica. Il primo lavoro fu quello di creare un ‘prodotto’ che avrebbe dovuto conquistare la massa. Quale messaggio sarebbe stato in grado di unire tutti i cileni giovani e non giovani?”. Il primo pensiero è stato quello di utilizzare i filmati con gli orrori del regime fatti di esecuzioni, arresti e torture per ricordare agli elettori i crimini di Pinochet ma poi è arrivata la svolta: l’odio non avrebbe battuto l’odio. I creativi si spinsero oltre e decisero di promuovere un messaggio positivo, qualcosa in grado di galvanizzare la nazione per contrastare la paura e l’oppressione. Garcia capì che avrebbe dovuto trasmettere il sole ai cittadini e arrivò lo slogan: “La alegría! Chile, la alegría ya viene”. Garcia ha spiegato che in spagnolo ‘Alegria’ significa un sentimento collettivo e non solo la felicità e questo “trasmette molto di più rispetto al carnevale o a una festa”. “Dopo anni di repressione, il paese aveva bisogno di vivere in pace”.

L’ARCOBALENO – L’obiettivo è stato quello di trovare il modo giusto per riempire quei 15 minuti al giorno disponibili per 27 notti: è stato ideato un logo, un semplice arcobaleno e poi bandiere, striscioni, manifesti e magliette. Di fronte alle torture mosse da Pinochet, inizialmente la campagna piena di colore e leggerezza mossa dal fronte dei “No” sembrò quasi una mancanza di rispetto verso le vittime del regime. Garcia ha spiegato: “Non avevamo bisogno di uccidere Pinochet ma di rinsaldare lo spirito del paese”. La prima trasmissione è iniziata con un arcobaleno dipinto, la parola “No” e in sottofondo le note di una canzone orecchiabile, poi la camera si è spostata su Patricio Banados, uno dei lettori di notizie più amati del paese fino a quando non è stato cacciato dal governo: “Cile, la gioia è sulla strada giusta”. Oggi, questa forma di espressione può apparire banale ma allora segnò una grande rivoluzione e colpì di sorpresa il regime di Pinochet. La campagna del “Si” fu “terribile” ha raccontato Garcia, inoltre gli scagnozzi di presero di mira gli avversari. Malmenati o licenziati dal loro posto di lavoro: questo il prezzo da pagare per manifestare l’alternativa. “Molti di noi sono stati minacciati e malmenati durante la campagna del ‘no’. Spiavano le nostre telefonate e con le loro auto ci seguivano fin davanti la porta di casa. Nessuno di noi riusciva a dormire, per timore o per l’adrenalina” ha detto Garcia. È stato proprio il loro coraggio a spingere i cittadini a fare altrettanto e a opporsi a Pinochet e il 5 ottobre si sono presentati in milioni alle urne: l’afflusso più alto mai registrato che ha portato alla vittoria dei ‘No’. “Il giorno della vittoria, il clima era fantastico, le persone in strada abbracciavano i poliziotti. C’erano magliette con l’arcobaleno ovunque”. Nel 1990 il Cile ha assunto un governo democratico mentre Garcia ha cambiato mestiere: “Sentivo che un capitolo della mia vita si era concluso. Quando si ottiene quello che si vuole per che cosa si deve combattere?”

(Photo Credit/Getty Images)