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Il paese campione mondiale di ateismo

In nessuna parte del mondo ci sono così pochi uomini senza nessun credo religioso come nella Germania dell’Est. L’assenza della Chiesa e il mancato ruolo di Dio sono una delle caratteristiche ereditarie più forti della ex DDR. Un terra senza fede che non si cura del mancato ruolo dell’agenzia sociale più influente del mondo, la religione organizzata.

CAMPIONI DI ATEISMO – Quando si incontrano i tedeschi che provengono dalla Germania orientale, bisogna prestare attenzione ad una domanda che riguarda la loro sfida privata. Come rimarca Süddeutsche Zeitung, è meglio non interrogare chi viene dalla ex Deutsche Demokratische Republik sulle sue preferenze religiose. E’ assai probabile che la domanda lo irriti, visto che in nessun altro paese del mondi ci sono così tanti atei. Uno studio dell’università di Chicago pubblicato l’anno scorso sottolineava infatti un primato mondiale come non si vedeva dai giochi Olimpici degli anni sessanta e settanta, quando il doping scorreva a fiumi nei locali di allenamento del regime comunista. La Germania dell’Est è infatti il paese con il maggior numero di atei a livello globale. Nella ricerca sopracitata infatti si evidenziava come ben il 46,1% della popolazione si considerasse rigidamente ateo. Una percentuale davvero elevata, se si considera che i secondo piazzati, gli abitanti della Repubblica Ceca, hanno solo un quarto di popolazione che si definisce senza religione. Nella controparte della fu Germania divisa, l’Ovest, gli atei diventano solo il 4,9% degli abitanti, mentre nel paese con meno non credenti, le Filippine, la percentuale scende ad un irrilevante, dal punto di vista statistico, 0,1%. Al di là di chi si considera strettamente ateo, la maggioranza degli abitanti della Germania dell’Est dice di non credere in Dio. Questa risposta è data dal 52,1% della popolazione, l’unico paese al mondo dove esiste una maggioranza assoluta di non credenti. I secondi in questa graduatoria sono sempre i cechi, che hanno il 39,9% degli abitanti che si dichiarano non credenti in un’entità superiore. I terzi sono i francesi, con un 23,3% di atei, mentre in Italia chi dice di non credere in alcun Dio rappresenta solo il 5,9% della popolazione.

EREDITA’ MARXISTA – L’elemento ancora più sorprendente della ricerca dell’università di Chicago è rappresentato dal fatto che il sondaggio non è riuscito a rilevare nessuna persona religiosa con un’età superiore ai 28 anni tra Berlino, Dresda, Lipsia o il Brandeburgo. Benchè la maggioranza di atei della Germania dell’Est sia assolutamente indiscutibile, il Giappone supera l’ex DDR per quanto riguarda la minor percentuale di abitanti che si dichiarano assolutamente certi dell’esistenza di Dio, fatto sul quale non nutrono alcun dubbio. Il primatista, in senso contrario, di questa graduatoria è il Giappone, dove solo il 4,3% si dichiara credente senza nessuna incertezza. Nella parte orientale della Germania questa percentuale sale a 7,8%, un numero comunque contenuto visto che si parla di neppure un decimo della popolazione. In Italia, per comparare, chi crede in Dio senza incertezze rappresenta il 41% degli abitanti. Per il teologo evangelico Christoph Ziemer l’ateismo nell’ex DDR deriva dall’eredità del regime comunista. Alla fine della seconda guerra mondiale, la Germania orientale subì un lungo processo di secolarizzazione successivo a quello già lanciato dai nazisti dopo la presa del potere di Adolf Hitler. Il regime con sede a Pankow propagandava l’assenza di Dio come uno dei pilastri della dottrina della società socialista, in un paese dove subito dopo la guerra l’80% della popolazione si dichiarava di fede protestante. Nel corso dei decenni però questa percentuale calò drasticamente. Alla fine degli anni sessanta solo il 60% si dichiarava di religione protestante,e prima del crollo del Muro di Berlino solo un quarto della società della DDR, ormai agli sgoccioli, si definiva come seguace delle varie confessioni legate a Lutero. Dopo decenni di secolarizzazione spinta dal regime comunista i cattolici invece erano precipitati sotto al 10%, un’irrilevanza che ha sempre amareggiato Joseph Ratzinger, come rimarca il quotidiano bavarese Süddeutsche Zeitung.

FENOMENO PROTESTANTE – Il passato comunista è la ragione più citata per il declino clamoroso della religione all’interno della società della Germania orientale. La DDR però non era così ostile alle Chiese come potrebbe sembrare dal diffuso ateismo di chi ha vissuto o ora vive nei suoi ex territori. Il partito socialista che guidava il regime, la Sed, infatti aveva trovato, dopo un inizio tempestoso segnato dal collasso del vecchio regime nazista e la presa del potere per mano sovietica, un rapporto piuttosto buono con le religioni organizzate. Dopo la costruzione del Muro di Berlino i rapporti tra il regime comunista e le chiese si erano infatti rasserenati, tanto che i vescovi protestanti parlavano esplicitamente di una chiesa nel socialismo. La formula fu coniata da Albrecht Schönherr, che al sinodo della federazione delle chiese evangeliche nella DDR parlò di come “noi vogliamo essere una Chiesa nel socialismo e non contro”. Le religioni protestanti godevano di un’alta autonomia per gli standard della DDR, tanto che il movimento dei dissidenti fu guidato a inizio degli anni settanta in parte dagli stessi pastori luterani. Un fattore che spiega il declino così marcato della religione in Germania orientale è rappresentato dal generalizzato calo della fede protestante che si riscontra anche negli altri paesi occidentali. Nella nicchia di società che si definisce religiosa, pari ad un quarto della popolazione, la parte preponderante è infatti di fede evangelica. La Chiesa protestante sta subendo una contrazione di fedeli molto marcata in tutta la Germania, con un doppio di fuoriusciti rispetto ai nuovi fedeli che entrano nella comunità religiosa. Questo dato è facilmente tracciabile a causa della cosiddetta “Kirchensteuer”, la tassa che finanzia le religioni in Germania, e che va pagata dal contribuente che si dichiara appartenente ad una determinata fede.

IDENTITA’ POPOLARE –Durante gli anni del regime di Honecker il governo della DRR provò a forgiare un patriottismo tedesco orientale nel quale, oltre alle grandi figure della storia prussiana, furono recuperati anche i leader della Riforma che cambiò per sempre il cristianesimo. Martin Lutero ridiventò un eroe della DDR, anche se il suo culto era legato alla sua provenienza geografica ed al suo impeto contro il potere costituito, piuttosto che alle ragioni della fede. All’epoca il regime spingeva molto per sottoporre i giovani alle cosiddette Jugendweihe, festa di celebrazione della gioventù. La DDR aveva trasformato questa ricorrenza in una sorta di conferma dell’ateismo di stato, e uno degli elementi più curiosi è rappresentato dal fatto che la sua celebrazione sia sopravvissuta anche nella Germania post Muro di Berlino. La mancanza di religiosità per i tedeschi orientali è però qualcosa di più di una semplice considerazione religiosa; il teologo cattolico Eberhard Tiefensee identificò un “ateismo popolare” che costituiva una delle radici della identità della Germania dell’Est, sopratutto in contrapposizione alla parte occidentale. All’Ovest, sopratutto nelle aree più popolari della fu BRD, come la Baviera o il Nordreno-Vestfalia, i cattolici erano la parte dominante della società. Il cancelliere che ricostruì il paese, Adenauer, riportandolo al ruolo di potenza economica mondiale, così come il leader della riunificazione, Helmut Kohl, condividevano il tratto renano e conservatore tipico del cattolicesimo teutonico. L’ateismo dell’Est rappresenta una differenziazione capace di fornire un’identità ai “poveri” ritornati in Germania dopo l’esilio sovietico.

OSSI CONTRO TUTTI – La riunificazione della Germania è avvenuta in modo pacifico e festante, ma nel corso degli anni il processo è stato lungo e faticoso. Il costo di un simile sforzo economico, equivalente a poco meno del Pil italiano, ha inasprito i rapporti tra le due popolazioni, che si sono mantenute parzialmente distinti pur nella comune identità tedesca. Gli Ossie, gli abitanti dell’ex DDR, sono particolarmente orgogliosi della loro tradizione, anche in ragione di un passato che li ha visti predominare sul resto della Germania. La prima unificazione tedesca fu infatti realizzata dai prussiani, che soggiogarono i popoli tedeschi meridionali grazie alla loro superiorità militare. La storia ha cambiato radicalmente i rapporti di forza tra le aree della Germania, ma l’Est ha mantenuto, a quasi 25 anni dal suo ritorno alla madrepatria, peculiarità molto spiccate. Una di queste è ovviamente l’ateismo, ampiamente discusso nei capitoli precedenti. L’altro è la radicalità delle sue preferenze politiche. E’ proprio nelle lande dell’ex DDR che cova la ribellione neonazista, ben più marginale nel ricco Ovest. I terroristi della Nsu responsabili dei cosiddetti omicidi del kebab erano tutti e tre figli della Germania riunificata. All’Est uno dei partiti con più consenso è ancora l’erede della fu Sed. Ora i socialisti della DDR si sono ritrovati nella Linke, ed ancora oggi questa formazione politica tende ad essere una delle più premiate nelle elezioni; nella parte occidentale invece è assolutamente marginale, un po’ come la fede religiosa a zone inverse.