La Germania è un paese sessista?

di Alessandra Cristofari | 29/01/2013

Guardando dall’estero la Germania e notando l’emancipata scelta di piazzare una donna nelle alte cariche del potere, non si direbbe che il paese possa essere vittima di un atteggiamento sessista ma il recente caso di Rainer Bruederle ha infiammato la protesta delle donne sui social network. Scopriamo cosa è successo.

 

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PROTESTA – Le donne tedesche si sono fatte sentire sui social nei giorni scorsi per testimoniare le personali esperienze vissute sulla loro pelle quando il sessismo le ha messe da parte o ridicolizzate. Dalla considerazione diffusa nel mondo secondo cui le ragazze sexy ottengono agevolmente un lavoro, fino alla discriminazione delle donne incinta sul posto di lavoro. Tutto è iniziato quando è esploso il caso del leader liberale Rainer Bruederle che avrebbe ‘molestato’ Laura Himmelreich, una giornalista di Stern che ha raccontato pubblicamente come il politico abbia fatto riferimenti espliciti sulle sue rotondità. I lettori esasperati dalla vicenda hanno aperto una discussione su Twitter con l’hashtag #aufschrei e #outcry per spingere le donne a raccontare le loro storie e, a leggerle, la Germania non sembra così avanzata nel riconoscimento della professionalità femminile.

LE STORIE – Una donna che si firma Gudrun Lux, scrive il New York Times, ha raccontato che il suo capo “non vuole le donne in età fertile”, un’altra ha commentato: “Leggendo tutte queste testimonianze mi sono resa conto di quanto sta succedendo nel nostro paese”. Nicole Simon, 42 anni, ha aggiunto che gli episodi sono così diffusi che ormai le donne tendono semplicemente a trovare un compromesso, capendo come affrontarli. Secondo il ministero per le Donne e le Famiglie, il 58% delle donne tedesche afferma di essere stata vittima di molestie sessuali e il 42% delle volte è avvenuto sul posto di lavoro. Aynur Eroglu, una commessa di Berlino ha raccontato che le molestie sono all’ordine del giorno: “Succede sempre. Fanno apprezzamenti espliciti e mi chiedono se vogliono andare a casa con loro. Tutto quello che si può fare è ignorarli e dir loro di andarsene. Il più delle volte faccio finta di non ascoltare”. La Germania non è nuova ai dibattiti sul ruolo delle donne e negli ultimi anni ha promosso finanziamenti allo scopo di promuovere una società in cui le moglie e le madri possano far coincidere i ruolo nella famiglia con la carriera.

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LA RABBIA – La protesta sui social network ha ricevuto critiche dalla sfera femminile, ad esempio un utente, che si fa chiamare Blawpp, ha scritto: “La campagna di protesta è un bene perché ci permette di capire quanto le donne siano psicopatiche in modo da poterle evitare”, un altro ha aggiunto: “Grazie a Dio non tutte le mie colleghe si offendono se dico loro di avere più fascino”. La questione, secondo Sarah Elsuni, docente della Humboldt di Berlino è che “La molestia sessuale viene vista solitamente come un reato banale, come un’incomprensione generata da quello che vorrebbe essere solo un complimento e le donne hanno paura di esternare il disagio proprio per evitare discussioni sterili”. Negli ultimi giorni, la Germania ha vissuto come un risveglio della coscienza e gli uffici anti-discriminazioni sono stati presi d’assalto: “Le donne adesso si sentono incoraggiare a parlare delle molestie sessuali” ha detto la direttrice della sezione Antidiskriminierungsstelle Christine Lueders e “questo dimostra quanto sia importante affrontare determinate dinamiche”, riporta lo Zeit.

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L’ORIGINE – L’origine della protesta sulle molestie sessuali riguarda il caso del politico Rainer Bruederle, 67 anni, che avrebbe manifestato interesse esplicito verso Laura Himmelreich, 28 anni, giornalista di ‘Stern’. Lo Spiegel ha fatto notare come il racconto a un anno dal fatto, possa non essere propriamente casuale perché Bruederle è in corsa per la cancelleria ma ricorda anche altri fattori. La dinamica del racconto delle molestie ha involontariamente scatenato un dibattito sul sessismo e il punto è che non esiste un ‘Caso Bruederle’ ma la questione è che nel 2013 ci sono ancora uomini che pensano di poter svilire le donne con osservazioni sessiste.

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