Giuseppe Ciarrapico è morto all’età di 85 anni

di Redazione | 14/04/2019

Giuseppe Ciarrapico è morto all'eta di 85 anni
  • Giuseppe Ciarrapico era ricoverato nella clinica Quisisana

  • Ex senatore del Popolo della Libertà, era stato presidente dell'As Roma

  • Ciarrapico aveva avuto una lunga serie di vicende giudiziarie, che portarono alla sospensione del suo vitalizio nel 2015

Si è spento alle 7.40 di domenica mattina dopo una lunga malattia l’ex senatore del Popolo della Libertà Giuseppe Ciarrapico, detto “il Re delle acque minerali”. L’imprenditore, che era ricoverato nella clinica Quisisana, era infatti proprietario delle terme di Fiuggi, ma aveva investito anche nel campo  della sanità e dell’editoria. Era stato presidente dell’As Roma dal 1991 al 1993.

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Giuseppe Ciarrapico è morto all’eta di 85 anni

Nato a Roma nel 1934, Ciarrapico è stato simpatizzante del fascismo da giovane, ma si era poi avvicinato alla corrente della Democrazia Cristiana capeggiata da Giulio Andreotti, con cui aveva ottimi rapporti. Fu però senatore per il Popolo della Libertà dal 2008 al 2013, candidato nel Lazio come esplicitamente richiesto da Silvio Berlusconi nonostante il parere contrario di Alleanza Nazionale. Ciarrapico venne coinvolto in diverse vicende giudiziarie, tra cui il lodo Mondadori. Venne infatti interpellato per fare da intermediario nello scontro della “Guerra di Segrate” fra gli imprenditori Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti per il controllo della Arnoldo Mondadori editori. Venne arrestato nel 1993 per bancarotta fraudolenta, e nello stesso anno lasciò la presidenza della As Roma. Venne anche indagato per lo scandalo Safim-Italsanità e condannato nuovamente nel 96 per bancarotta fraudolenta legata al crack del Banco Ambrosiano. Nel 2000 venne invece condannato in via definitiva per finanziamento illecito ai partiti. I suoi guai giudiziari però non si fermarono lì. Risale al 2010  la richiesta della procura di Cassino per il rinvio a giudizio con l’accusa di stalking a mezzo stampa verso Manuela Petescia, e nel 2012 viene rinviato a giudizio insieme ad altre 11 persone per truffa aggravata ai danni dello Stato e favoreggiamento. Viene poi condannato in via definitiva per truffa per aver ottenuto indebitamente dalla Presidenza del Consiglio 20 milioni di euro di sovvenzioni per la sua catena editoriale.  Nel 2015, a causa delle condanne penali accumulatesi, il Senato gli sospese il vitalizio.

(Credits immagine di copertina: ANSA/ANGELO CARCONI)