Non si può nazionalizzare la Banca d’Italia perché è già in mano allo Stato italiano

di Enzo Boldi | 22/02/2019

Bankitalia
  • Anche ieri Giorgia Meloni è tornata a chiedere la nazionalizzazione di Bankitalia

  • L'Istituto, però, è già nelle mani dello Stato: lo dice la legge, lo dicono i dividendi

  • Le riserve auree appartengono già, quindi, ai cittadini italiani

Chiedere indietro una cosa che è già tua, ma si fa finta che non lo sia per cercare di creare indignazione nei tuoi elettori. È la storia di Bankitalia, da settimane al centro di numerose discussioni sulla sua nazionalizzazione, sulla sua dipendenza dalla Banca Centrale Europea e sull’appartenenza delle riserve auree nascoste nei suoi caveau. Come spiega Federico Fubini su Il Corriere della Sera, però, i dati – anzi, i dividendi – mostrano come la Banca d’Italia sia già di proprietà dello Stato.

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«Basterebbe dare un’occhiata sul sito stesso di Bankitalia e alla Gazzetta ufficiale – scrive il giornalista nel suo corsivo -. Si capirebbe che l’Istituto è già in mano pubblica e che la proprietà delle riserve è già chiara: sono dello Stato, cioè degli italiani». Quindi, chi chiede la nazionalizzazione della Banca d’Italia o non ne conosce il funzionamento o fa finta di non conoscerlo. E a raccontare questa verità non sono pareri esperti o altro, ma numeri ben precisi che non possono mentire.

Come si può nazionalizzare Bankitalia se è già in mano allo Stato

«Basta vedere la ripartizione dei dividendi – prosegue Fubini -. Nel 2017, ultimo anno disponibile, Bankitalia ha distribuito l’86,39% del suo utile netto dalla gestione delle riserve allo Stato. Cioè agli italiani che hanno incassato da Via Nazionale 3,3 miliardi di dividendo e 1,5 miliardi di imposte». Poi c’è la questione di banche, enti e compagnie assicuratrici che detengono alcune quote della Banca d’Italia, ma è una questione che «ha a che fare con i loro diritti economici e non con il controllo dell’Istituto o delle sue riserve da quasi mille miliardi».

L’oro degli italiani è già degli italiani

E tutto questo è reso evidente – ancora una volta – dai dividendi. A tutti gli altri detentori di quote in Bankitalia, infatti, è andato solo il 5,6% dell’utile, poco più di 218 milioni di euro. Se poi non ci si accontenta neanche dei freddi e spietati numeri, basterebbe andare a leggere l’articolo 4, comma 1 del dacreto legge 133 del 2013, dove si conferma la natura pubblica della Banca d’Italia e, quindi, anche delle sue riserve auree. La corsa a Fort Knox si può concludere qui. L’oro agli italiani è già degli italiani.

(foto di copertina: ANSA/FABIO FRUSTACI)