Cosa dicono i sondaggi sulle primarie Pd (che interessano davvero poco)

di Donato De Sena | 18/01/2019

primarie pd
  • Si parla ancora poco delle primarie del Partito Democratico, in programma il 3 marzo

  • I sondaggi segnalano un netto vantaggio di Nicola Zingaretti su Maurizio Martina e Roberto Giachetti

  • Il governatore del Lazio sembra essere l'unico in grado di superare ai gazebo la fatidica soglia del 50%

Chi vincerà le primarie del Pd in programma il 3 marzo? Il percorso verso la consultazione aperta a tutti gli elettori di centrosinistra è ancora molto lungo. È infatti ancora in corso il voto tra gli iscritti al partito. Gli attivisti Dem nei congressi di circolo si stanno esprimendo sui sei candidati alla segreteria (solo i primi tre accederanno alle primarie aperte, che si svolgeranno in un unica giornata). Tuttavia dai pochi sondaggi pubblicati finora emerge un’indicazione chiara sui rapporti di forza e i favoriti.

I sondaggi sulle primarie Pd: Zingaretti in netto vantaggio su Martina

La sfida delle primarie Pd non sembra raccogliere molta attenzione, con i media concentrati soprattutto a seguire le scelte del governo nazionale giallo-verde e il braccio di ferro interno alla maggioranza tra M5S e Lega. Ed è probabile che ciò sia dovuto anche all’assenza dalla partita di un leader come Matteo Renzi o al gap evidente che esiste tra i candidati. L’ultima rilevazione, effettuata online tra il 7 e il 10 gennaio da Sondaggi BidiMedia su un campione rappresentativo di 1.096 votanti, attribuisce a Nicola Zingaretti il 49% dei consensi, contro il 25% di Maurizio Martina, appoggiato anche da Matteo Richetti, e il 21% di Roberto Giachetti, che si presenta in tandem con Anna Ascani. Risultano nettamente staccati tutti gli altri aspiranti segretario. Il giovane Dario Corallo viene indicato al 2% di voti potenziali, stesso dato dell’unica donna in campo, Maria Saladino. E l’esponente pugliese Francesco Boccia, sostenuto anche dal governatore Michele Emiliano, non va oltre l’1%.

A guardare i numeri, quindi, Zingaretti gode di un ampio margine sugli avversari, anche se il divario sembra essersi leggermente ridotto nelle ultime settimane. Nel precedente sondaggio di BiDiMedia sulle primarie Pd, realizzato tra il 17 e il 21 dicembre sempre online, su un campione di 1.018 casi, il presidente della Regione Lazio era stato segnalato al 50% di preferenze, contro il 22% di Martina, il 20% di Giachetti, il 4% di Boccia, il 2% di Corallo e il 2% di Saladino.

A confermare il netto vantaggio non sono però solo i sondaggi. Un’analisi di YouTrend condotta sulla base della ricezione di 5mila voti degli iscritti spiega che dopo i congressi nei primi 150 circoli Zingaretti è avanti con circa di 2.300 voti, pari al 48,8% del totale, con Martina al 36,1%, Giachetti al 12,8%, e tutti gli altri sotto l’1%.

Altra indicazione arriva, infine, da un sondaggio effettuato via Facebook al quale hanno partecipato finora oltre 40mila utenti del social network. In questo caso ovviamente il campione non può essere considerato rappresentativo di coloro che andranno a votare il 3 marzo o dell’elettorato italiano in generale, ma è interessante notare come Zingaretti resti avanti dopo il voto di un’ampia platea. Il suo dato è del 39,2%, con Martina che sale al 33,5%.

Il nodo del 50%

I numeri dei sondaggi vanno comunque presi con le pinze. Quando la sfida sarà tra soli tre candidati alla segreteria il consenso degli esclusi, probabilmente Boccia, Corallo e Saladino, dovrà in qualche modo finire agli altri rimasti in corsa. Certamente Zingaretti sembra essere al momento l’unico dei sei in grado di raggiungere la fatidica soglia del 50% che vale l’immediata elezione. Secondo i regolamenti Dem, se ai gazebo nessuno dei candidati arriva alla metà dei voti, i due più votati si sfidano in un ballottaggio in assemblea nazionale. Non sarebbe questa una bella notizia per il Pd. Il Partito Democratico con il rinvio in assemblea darebbe l’idea di non essere sufficientemente compatto e di delegare la scelta del segretario ad un duello tra correnti: l’effetto positivo della partecipazione al voto della base verrebbe immediatamente vanificato.

L’affluenza

Infine, c’è il nodo affluenza. Il numero di votanti alle primarie Pd è uno dei dati più significativi della consultazione, un termometro del consenso del partito nel Paese e degli umori degli elettori. Secondo l’ultimo sondaggio di BiDiMedia il 3 marzo ai gazebo dovrebbero recarsi tra gli 1,1 e i 2,3 milioni di persone. Nella precedente rilevazione, a dicembre, era stata invece stimata una partecipazione più alta, compresa tra 1,3 e 2,4 milioni. Anche questo non è un buon segnale.

(Foto di copertina da archivio Ansa: Nicola Zingaretti e Maurizio Martina durante l’evento ‘Piazza grande’ a Roma, il 13 ottobre 2018. Credit immagine: ANSA / GIUSEPPE LAMI)