L’allarme sui medici aggrediti: 2 su 3 non denunciano. Ma ora c’è il telefono rosso

di Redazione | 07/12/2018

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  • L'aggressione a una dottoressa di Crotone è solo l'ultima di una lunga serie

  • Due medici su tre non denunciano, secondo la Fiaso

  • Nasce il telefono rosso per far fronte a emergenze del genere

L’episodio di Crotone è stato emblematico: una dottoressa, ritenuta arbitrariamente da un paziente responsabile della morte della madre, è stata aggredita con un cacciavite. Soltanto l’intervento di un migrante ha contribuito a evitare il peggio. Ma si tratta soltanto dell’ultimo caso di cronaca rispetto a una piaga che affonda le sue radici, ormai, nell’odio atavico che sta permeando la nostra società. Sono tanti i medici vittime di aggressione, molto spesso all’interno dei loro stessi ambulatori.

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Medici aggrediti: 2 su 3 non denunciano

Secondo la FIASO (la Federazione Italiana delle Aziende Sanitarie Ospedaliere), sono 2 su 3 i medici aggrediti che non trovano la forza e il coraggio di denunciare le aggressioni subite. Spesso, ciò è dovuto alla paura di eventuali ritorsioni, ma anche (e la cosa è molto più grave) in quel senso di sfiducia che accompagna queste situazioni: il sistema non offre le opportune garanzie a operatori sanitari costretti spesso a lavorare in condizioni davvero difficili.

Nasce il telefono rosso: ecco come aiutare i medici in difficoltà

Da oggi, tuttavia, si è cercato di imprimere una sorta di svolta a questa situazione che sa tanto di bollettino di guerra. «Gli ospedali italiani sono ormai un vero e proprio Far West, i nostri medici non sono più al sicuro – dice Massimo Tortorella, Presidente del Gruppo CONSULCESI -. Proprio per questo, abbiamo deciso di lanciare il ‘telefono rosso’, un pronto soccorso telefonico per la violenza in corsia».

Il funzionamento è semplice: il numero 800620525 è attivo tutti i giorni, 24 ore su 24. Cerca di coprire, insomma, tutta la fascia oraria di un’attività, quella medica appunto, che non riposa mai. Inoltre, le richieste possono essere inviate anche attraverso i canali dei social network: i medici aggrediti potranno trovare supporto umano e legale, con la possibilità di rimanere del tutto anonimi.

Il fenomeno delle aggressioni indiscriminate non si arresterà, probabilmente. Ma è sempre bene arrivarci preparati.