L’aggressione a una ragazza rom sulla metro A. Il racconto della giornalista Giorgia Rombolà

06/12/2018 di Enzo Boldi

La legge del taglione vige a bordo dei treni della metropolitana di Roma. L’episodio di ieri mattina ai danni di una ragazza rom, ha messo in luce il clima di odio e intolleranza che pervade i cuori di molte persone. Un’aggressione, un pestaggio vero e proprio, ai danni di una giovane – probabilmente rea di aver tentato di rubare un portafoglio, o almeno questa era l’accusa mossa dall’autore della violenza ai suoi danni – a cui ha assistito Giorgia Rombolà, giornalista parlamentare di Rai News 24.

«La cosa più scioccante non è stata l’aggressione ai danni della ragazza rom in sé – ha spiegato a Giornalettismo Giorgia Rombolà -, ma la reazione delle persone che, come me, hanno assistito a quel pestaggio». La giornalista ha ripercorso quei concitati momenti. Ieri mattina si trovava a bordo della linea A della metropolitana di Roma quando, arrivati nei pressi della stazione San Giovanni, ha sentito alzarsi delle grida e il pianto di una bambina. La piccola, infatti, era insieme alla ragazza rom e ha assistito a una scena che non dovrebbe essere mostrata a una bimba di pochi anni.

Una giovane rom pestata davanti a una bambina nella metro A

«C’era un uomo che ha trascinato fuori dal vagone questa ragazza rom, molto minuta, fino a farla cadere in terra tirandola per i capelli – ci racconta Giorgia Rondolà -. Nel frattempo anche la bimba che era con lei, in mezzo al trambusto, cade in terra, sbattendo contro il convoglio. Intervengono i vigilantes che immobilizzano immediatamente la giovane rom, ma l’uomo riesce a strapparla dalle loro braccia e la fa sbattere ripetutamente, tre quattro volte, contro la parete che circonda la banchina».

La sua colpa, secondo l’uomo, era quella di aver tentato di rubargli il portafoglio e – per questo – meritava di essere picchiata. «Ho provato a dire a quell’uomo di smetterla – prosegue Giorgia Rondolà – senza però riuscire a bloccare la furia dell’uomo». La donna è poi stata fermata dai vigilantes della stazione e condotta fuori dalle mura della stazione, ma ciò che ha colpito di più la giornalista, è stata la reazione di chi era in metropolitana in quel momento.

La reazione delle persone presenti e il clima di odio perpetuo

«Io ho provato a fermare quell’uomo non perché volevo essere un’eroe, ma perché è la cosa che istintivamente sentivo di dover fare – ci ha raccontato Giorgia Rindolà -. Una volta risalita sul vagone, però, la reazione delle persone mi ha colpito quasi al pari di quel pestaggio a cui tutti avevano assistito. In molti commentavano che era giusta una reazione simile (quella dell’uomo), altri sostenevano che i rom dovrebbero essere bruciati vivi e gli andrebbero tolti i figli. Nessuno, assolutamente nessuno, è venuto al mio fianco a dare una visione diversa rispetto a quest’odio che vive, ormai, nella pancia della gente».

La giornalista non ha in alcun modo tentato di giustificare le azioni della giovane rom. Di quello se ne staranno occupando le forze dell’ordine, ma il plauso che è scattato in quel vagone della metro A di Roma dopo quel pestaggio fa ancora più male dei lividi. Giorgia Rondolà ha raccontato questa storia anche sul proprio profilo Facebook, ma i commenti sotto al suo post palesano il clima di odio e da legge del taglione che, oramai, pervade le pance degli italiani, senza che ci sia un freno inibitore tra la reazione istintiva e la mera razionalità.

 

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