Emanuele Tiberi, il giovane morto a Norcia per una folle «gara di pugni»

di Enzo Boldi | 04/12/2018

Emanuele Tiberi
  • A Norcia un folle gioco tra giovani è finito male

  • Una gara di pugni all'esterno della Vineria ha portato alla morte di Emanuele Tiberi

  • Colpito da un amico durante una sfida sotto gli occhi dei testimoni

Emanuele Tiberi è morto la notte dello scorso 29 luglio a Norcia. Il giovane umbro è stato colpito al volto da un pugno sferrato da Cristian Salvatori, un suo amico, all’esterno di una vineria. Mesi di indagini, testimonianze e riscontri sul luogo del delitto hanno fatto emergere una verità. Una folle verità. Non si sarebbe trattato di una discussione, ma di un gioco. Una gara di pugni tra i due che ha portato alla morte del giovane.

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Come racconta Quotidiano Nazionale, i racconti di alcuni amici – ma anche quelli degli altri testimoni presenti fuori e dentro la vineria nella notte del 29 luglio scorso – hanno circoscritto l’indagine al classico (oramai) gioco tra giovani finito male. La vittima, Emanuele Tiberi, e il suo amico, il 33enne Cristian Salvatori, si stavano sfidando a una gara di pugni, mentre intorno a loro un gruppetto di avventori gridava e li incitava a suon di «Daje, daje».

Emanuele Tiberi morto per un folle gioco

Non solo i racconti dei testimoni. Anche le perizie tecniche fatte eseguire dal pm Vincenzo Ferrigno della Procura di Spoleto – portate avanti anche attraverso l’acquisizione di materiali presenti sugli smartphone dei presenti al momento della morte di Emanuele Tiberi – hanno evidenziato come non si sia trattata di una vera e propria rissa, ma di un gioco folle finito male. Si tratterebbe, dunque, di omicidio preterintenzionale.

Gara di pugni, quindi omicidio preterintenzionale

Dai video sequestrati e al vaglio degli inquirenti, sarebbero state immortalate alcuni momenti di quel folle gioco. Emanuele Tiberi avrebbe colpito l’amico Cristian Salvatori con uno schiaffo e il secondo avrebbe risposto con un pugno in piena faccia che ha fatto cadere in terra la vittima sbattendo violentemente la testa. Fosse confermata questa tesi, il reato contestato sarebbe derubricato da omicidio colposo a preterintenzionale, quindi senza alcuna intenzione di colpire a morte il proprio amico.

 

(foto di copertina: da profilo Facebook)