Sallusti e come fare un editoriale sulla pelle di una ragazzina di 16 anni

di Redazione | 26/10/2018

desirée mariottini
  • Iil direttore de Il Giornale scrive una "lettera aperta" a Desirée e alle Laura Boldrini

  • "Io oggi posso almeno rivendicare di essere stato - pur non conoscendoti - dalla tua parte"

  • "Benedetta Desirèe che ci facevi in quel posto, a quell'ora, con quella compagnia?"

Oggi il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti ha scritto una “lettera aperta”Desirée Mariottini, la ragazzina morta dopo ore di agonia a San Lorenzo e a tutte le «Laura Boldrini».

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Mentre attorno all’inferno di via dei Lucani molti puntano il dito contro chi scrive, dichiara e fa propaganda sulla morte della sedicenne di Cisterna, Sallusti se ne esce così:

«Mi hanno dato del razzista perché avrei voluto impedire ai tuoi aguzzini di mettere piede in Italia senza le dovute protezioni per te e per noi. Mi hanno etichettato come fascista perché mi sono battuto contro le occupazioni abusive come quella che è stata teatro della tua mattanza. Mi hanno dato del vecchio perché sono stato contrario a qualsiasi tipo di droga. (…) Io oggi posso almeno rivendicare di essere stato – pur non conoscendoti – dalla tua parte e mi chiedo se altrettanto, dopo il tuo martirio, possono dire persone tipo Laura Boldrini, Roberto Saviano, partiti di sinistra e troppi preti di cui tu come la maggior parte dei tuoi coetanei – probabilmente non conoscevi neppure l’esistenza»

La parte però più rilevante è l’attacco dell’editoriale. Il “rimprovero” a una ragazza che non c’è più. E ha perso la vita nel modo più atroce. «Benedetta Desirèe – inizia il direttore – che ci  facevi in quel posto, a quell’ora, con quella compagnia? Domanda inutile e impopolare perché l’orrore della tua morte cancella ogni colpa, tua o di chi doveva impedirti di infilarti in quella situazione. Giustamente ci concentriamo sui carnefici ed è come se ci mancassero le parole e gli aggettivi per definirli, tante ne abbiamo spese in questi anni per mettere in guardia dai rischi di degrado sociale e morale che l’immigrazione si porta appresso».

Desirée aveva una colpa da cancellare? Le persone che la amavano hanno una colpa da cancellare? La famiglia che non vedrà più crescere una figlia, una nipote, una cugina e una sorella che colpa ha?

Se i lettori, gli elettori e i politici si stanno concentrando sui carnefici (e su come possono tornare utili) in pochi si stanno concentrando su una parola che latita ogni qualvolta un episodio di nera diventa prima pagina sui giornali: il rispetto. Rispetto per chi non c’è più e per chi non ha la forza necessaria ad affrontare un lutto così grande.

Sallusti afferma di esser da una parte precisa. Non sembra però quella di Desirée ed è probabilmente la parte sbagliata.

 

(Foto Zumapress da archivio Ansa. Credit immagine: Matteo Nardone / Pacific Press via ZUMA Wire)