Per Savona, il condono è come Robin Hood: «Redistribuisce reddito tra ricchi e poveri» | VIDEO

di Gianmichele Laino | 26/10/2018

condono
  • Paolo Savona, ministro degli Affari Europei, interviene a SkyTg 24

  • Parla apertamente del condono fiscale, unicum nel governo Lega-M5S

  • Lo definisce una «redistribuzone del reddito tra ricchi e poveri»

Paolo Savona è il ministro degli Affari Europei del governo Lega-M5S. L’unico, tra tutti i componenti dell’esecutivo, che ha fino a questo momento avuto il coraggio di dare la giusta definizione di quello che tutti gli altri suoi colleghi definiscono solo con metafore e perifrasi, la più gettonata delle quali è «pace fiscale». Perché, ormai lo sanno tutti, la corretta definizione è condono.

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Paolo Savona e la sua definizione di condono

Tuttavia, il suo grave errore è stato quello di volersi spingere un po’ troppo oltre rispetto alla definizione iniziale. Ha voluto completare il concetto, che già da solo risultava abbastanza esplosivo. «Se tutti gli altri governi hanno fatto un condono, perché non avremmo dovuto farlo anche noi?» – ha ammesso candidamente Paolo Savona, gettando all’aria tutte le belle parole (che restano tali, al momento) sul governo del cambiamento.

Cos’è davvero il condono voluto da M5S e Lega

Il passaggio più discutibile dell’intervista di Savona alla direttrice di Sky tg24 Sarah Varetto è stato quello sulla definizione di condono. Secondo il ministro quest’ultimo non è altro che la «redistribuzione del reddito dai ricchi ai poveri». Insomma, una sorta di manovra à la Robin Hood: si toglie dalla tasca delle persone più facoltose, per poter aiutare le persone meno fortunate dal punto di vista economico.

Il concetto di base è sbagliato. Chi evade le tasse non fa altro che mettere in atto un’ingiustizia sociale. Soprattutto nei confronti di chi quelle stesse tasse le paga e che non avrà la possibilità di beneficiare di uno «sconto» come per le persone alle quali si applica il condono. Nella fattispecie, quello targato Lega-M5S (sebbene mascherato dalla definizione di «pace fiscale») farebbe risparmiare agli evasori tra i 5 e i 12mila euro l’anno. A discapito di quelli che, invece, hanno versato fino all’ultimo centesimo. Altro che ricchi e poveri. Qui la differenza sta tra onesti e disonesti. E lo Stato – ancora una volta – si rende complice di un furbo meccanismo («tanto arriva un condono») che è tra i mali principali del nostro Paese.

FOTO: ANSA/ANGELO CARCONI