I tre frati francescani accusati di aver fregato 20 milioni di euro

di Redazione | 18/09/2018

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Francescani accusati di aver fregato una montagna di soldi al proprio ordine. Tre enti dei Frati Minori si sono costituiti parti civili, per il riconoscimento dei danni in caso di condanne, nel processo milanese a carico di tre frati, ex amministratori degli enti, accusati di appropriazione indebita per un ammanco nelle casse dei francescani da circa 20 milioni di euro. Il processo è a carico di Giancarlo Lati, ex economo della Casa Generalizia dell’Ordine dei Frati Minori, di Renato Beretta, ex economo della Provincia di Lombardia San Carlo Borromeo dei Frati Minori, e di Clemente Moriggi, ex economo della Conferenza dei ministri provinciali dei Frati Minori d’Italia.

Tre frati francescani accusati di aver fregato 20 milioni, operazioni senza autorizzazione

Le indagini erano scattate tra fine 2014 e metà 2015 con le denunce presentate dagli stessi tre enti dei Frati Minori, nelle quali già si segnalava che i tre frati avevano posto in essere «operazioni di investimento, promosse e gestite da un sedicente fiduciario-investitore, tale Leonida Rossi», 78enne italo-svizzero, una persona «sprovvista di qualsiasi autorizzazione per lo svolgimento di attività finanziarie» e che si sono «concluse con la mancata restituzione dei capitali investiti». Rossi, dopo che era emerso il suo coinvolgimento nell’indagine si era impiccato nella sua villa a Lurago d’Erba, in provincia di Como, nel novembre 2015. Il gip Maria Vicidomini mesi fa non aveva accolto la richiesta di archiviazione dei pm, a cui si era opposta la Casa Generalizia dell’Ordine dei Frati Minori, e aveva ordinato l’imputazione coatta. Da qui il processo alla quarta sezione penale.

(Foto di copertina generica di un prete che celebra messa. Fonte: archivio Ansa)