La quota 100 e quel «favore» sulle pensioni a chi ha iniziato a lavorare tardi

di Redazione | 17/09/2018

quota 100

Una delle iniziative su cui Matteo Salvini ha deciso di puntare maggiormente è quella della cosiddetta quota 100 sulle pensioni, ovvero la somma dell’età anagrafica e dell’età contributiva necessaria a ricevere l’assegno previdenziale. Una misura che, a conti fatti, dovrebbe superare la legge Fornero, criticata da ogni versante dell’arco istituzionale, eppure varata in un momento difficilissimo per l’economia italiana.

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Quota 100, il provvedimento promesso da Salvini

Al momento, sulla quota 100 pare ci siano delle resistenze da parte del ministero dell’Economia, non ancora pronto a varare una misura che avrebbe un impatto molto forte sui conti pubblici e che, insieme alle altre costose promesse di Movimento 5 Stelle e Lega, potrebbe creare non pochi problemi all’Italia per il rispetto dei parametri europei e non solo.

Quota 100, una chiave di lettura: a chi conviene?

Diversi economisti che condividono su Twitter discussioni sui temi caldi della finanza italiana hanno proposto oggi un thread all’interno del quale si cerca di comprendere la ratio di un provvedimento del genere. Thomas Manfredi, infatti, ha provato a fare un semplice calcolo per capire quale sarà la categoria che maggiormente beneficerà di una eventuale quota 100.

Si scopre così che mentre le classi dei lavoratori che appartengono ai ceti medio-bassi, con un’istruzione che non arriva certo al livello universitario, non avrebbero alcun vantaggio, ad approfittarne sarebbero quelli che, dopo un periodo di tentativi all’università, ne sono usciti senza titolo di studio, iniziando a lavorare intorno ai 24 anni.

Secondo Manfredi, infatti, «coloro che hanno iniziato molto presto a lavorare non andrebbero incontro a grandi cambiamenti. Devono sempre lavorare 43 anni, e raggiungere i 62 anni di età. Se hanno inizato a 15 anni, con storia lavorativa full-time, in realtà avrebbero contributi per 47 anni». Sempre secondo la sua opinione, ripresa da alcuni importanti economisti su Twitter, «tirando le somme, lo stato redistribuirebbe dai “poveri lavoratori” ai “ricchi che se la prendono comoda”. Uno sceriffo di Nottingham “strabico”, né più né meno».

Insomma, l’obiettivo di Salvini sarebbe quello di puntare a una fetta di elettorato decisamente più ampia (certo non soltanto a «chi ha lavorato da una vita», visto che questi ultimi andrebbero in pensione più o meno alla stessa età anche con la legge attuale), in modo tale da ampliare ulteriormente la fetta di torta da conquistare alle prossime elezioni. Senza contare le persone delle nuove generazioni che, forse, al momento non si pongono il problema della pensione. Ma che, vista la penuria di lavori stabili, quell’assegno previdenziale – se oggetto di politiche poco lungimiranti per il futuro delle casse dello Stato – non lo vedranno mai.

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