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Lecce, voti in cambio di case: arrestati ex amministratori. Indagato il senatore della Lega Marti

Case in cambio di voti. Ci sono anche politici, amministratori comunali, un ex assessore e consiglieri comunali, e dirigenti del Comune di Lecce tra gli arrestati stamattina dai militari della Guardia di Finanza nell’ambito di un’inchiesta sull’assegnazione degli alloggi popolari nella città pugliese. Le indagini hanno riguardato, in particolare, l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica in favore di soggetti non utilmente collocati in graduatoria, l’occupazione abusiva di alloggi disponibili per l’assegnazione e l’illegittimo accesso a forme di sanatoria. Tali condotte sarebbero state poste in essere al fine di acquisire il consenso elettorale dei potenziali beneficiari dei pubblici alloggi. Gli indagati sono 48.

Lecce, voto in cambio di case popolari: 9 misure cautelari, 48 indagati

Le Fiamme Gialle hanno notificato un’ordinanza di misura cautelare a 9 persone tra amministratori pubblici e dipendenti del Comune. I provvedimenti cautelari (due in carcere, cinque agli arresti domiciliari e due con obblighi di dimora) sono stati emessi a vario titolo, per associazione a delinquere, peculato, corruzione, corruzione elettorale, abuso d’ufficio, falso, occupazione abusiva, violenza privata e lesioni. L’ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Lecce, Giovanni Gallo, su richiesta della Procura. Gli arresti sono stati richiesti dai pm Massimiliano Carducci e Roberta Licci.

 

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(Foto da archivio Ansa: il senatore leghista Roberto Marti. Credit immagine: ANSA / MASSIMO PERCOSSI)

 

Indagato il senatore della Lega Roberto Marti

Tra gli indagati compare anche il nome del senatore leccese della Lega Roberto Marti. Il parlamentare precisamente è uno dei 34 indagati che non sono stati raggiunti da alcun provvedimento restrittivo nell’ambito dell’inchiesta. Marti, dal 2004 al 2010, è stato a Lecce assessore ai Servizi sociali, ai progetti mirati e alle pari opportunità. Il reato contestato è abuso d’ufficio e falso ideologico.

Gli arrestati

Agli arresti domiciliari sono finiti l’ex assessore e attuale consigliere comunale Attilio Monosi, il consigliere comunale del Pd Antonio Torricelli, l’ex assessore della giunta guidata dal sindaco Paolo Perrone, Luca Pasqualini, il dirigente comunale Lillino Gorgoni e il 27enne Andrea Santoro. Attualmente Monosi e Psqualini sono entrambi in carica come consiglieri comunali di centrodestra. Santoro è accusato nell’ambito del pestaggio dell’uomo che nel 2013, con la sua denuncia diede avvio all’inchiesta penale.

In carcere sono stati rinchiusi Umberto Nicoletti e Nicola Pinto, di 31 e 41 anni, entrambi di Lecce, che occupano alloggi popolari in edifici del quartiere ‘Stadio’ di Lecce, soggetti ritenuti legati alla criminalità organizzata. Nicoletti e Pinto nel 2015 furono accusati del pestaggio del denunciante. La loro posizione è ritenuta più grave rispetto a quella di Santoro.

Obbligo di dimora invece per Monica Durante e Monia Gaetani, che secondog li inquirenti fungevano da «collettore elettorale», mettendo in contatto gli abitanti della zona 167 della città di Lecce, considerata l’epicentro del voto di scambio, con coloro che erano interessati ad ottenere i voti elettorali.

Infine, per altri cinque dipendenti comunali in servizio presso l’ufficio casa e ufficio patrimonio, è stata chiesta l’interdizione temporanea dai pubblici uffici. Per 34 indagati non è stato preso alcun provvedimento, come nel caso del senatore Marti. Tra i 34 anche ex dirigenti ed ex funzionari.

(Foto generica di un’auto della Guardia di Finanza da archivio Ansa. Credit immagine: MIMMO TROVATO)

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