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Pedofilia, procuratore Pennsylvania: «Vaticano sapeva, ma non posso parlare nello specifico di Papa Francesco»

Continua a far discutere lo scandalo sulla pedofilia nella chiesa fatto emergere dall’ex nunzio vaticano a Washington Carlo Maria Viganò. A fornire nuovi elementi è il procuratore della Pennsylvania Josh Shapiro, che ha rilasciato alcune dichiarazioni alla Nbc. Secondo lui, in effetti, i documenti analizzati dal Gran Jury riguardano 1000 bambini in almeno sei delle otto diocesi della Pennsylvania (CLICCA QUI per leggerli). Uno scandalo dalle proporzioni colossali, che interessa la chiesa dalla sua base fino ai suoi vertici.

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Pedofilia Vaticano sapeva, le rivelazioni del procuratore della Pennsylvania

E che non esclude gli ambienti della Città del Vaticano. Secondo Shapiro, infatti, la Santa Sede sapeva, era a conoscenza di tutto e ha responsabilità dirette rispetto a quanto accaduto. I sacerdoti coivolti, del resto, sono oltre 300. «Abbiamo le prove – ha detto il procuratore – che il Vaticano sapeva  e che ha coperto gli abusi».

Visto le polemiche recenti su Papa Francesco, i giornalisti dell’emittente hanno provato a chiedere al procuratore Josh Shapiro quale fosse il ruolo del nuovo pontefice nella vicenda, evidenziata da Viganò, della presunta copertura nel 2013 di Papa Francesco nei confronti del cardinale Theodore McCarrick (accusato a sua volta di abusi). A questa domanda, tuttavia, il procuratpre della Pennsylvania non ha risposto: «Su Papa Francesco – ha affermato – non posso parlare nello specifico».

Pedofilia Vaticano sapeva, cosa c’entra Papa Francesco?

Non si sa se questa reticenza sia dovuta a una completa estraneità del pontefice regnante o alla presenza di elementi scottanti che suggeriscono maggiore prudenza. Certo è che l’uscita della notizia, proprio in concomitanza con il viaggio papale in Irlanda dove il Santo Padre ha chiesto scusa per gli abusi subiti per mano della chiesa, ha un tempismo quantomeno discutibile.

Inoltre, la fonte dell’informazione – Carlo Maria Viganò – aveva più di un motivo per non essere ben disposto nei confronti di Papa Francesco, dal momento che è stato proprio quest’ultimo a rimandarlo nella propria diocesi di appartenenza. Inoltre, il vescovo fa parte di quella fronda conservatrice fortemente contraria all’azione riformatrice promossa da Jorge Mario Bergoglio.