Leva obbligatoria, Salvini chiede a Twitter. E il Veneto dice sì

di Gaia Mellone | 13/08/2018

leva obbligatoria

Leva si, leva no, leva forse. La polemica dell’estate, dopo la diatriba sui vaccini, è la reintroduzione proposta dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini della leva obbligatoria. «Strumento di integrazione» per il leader del carroccio, «idea romantica» per ministro della Difesa Trenta. Intanto, i ragazzi alla vigilia dei 18 cominciano a preoccuparsi.

Leva Obbligatoria, «strumento di integrazione»

La Lega non è nuova ai temi militari. Grandi sostenitori delle ronde, i leghisti hanno sempre strizzato l’occhio alla reintroduzione della leva obbligatoria. A febbraio, durante la campagna elettorale, Matteo Salvini aveva parlato dell’educazione all’arma come di un «un antidoto alla difesa fai da te e al razzismo». Ebbene si, la naja, come è conosciuta in Italia, elimina il razzismo e il sessismo perché «quando sei in camerata non conta nulla dove sei nato. 8 mesi di servizio civile e militare obbligatorio per ragazzi e ragazze. Questa è integrazione» aveva scandito Salvini, mentre parlava alle associazioni nazionali degli alpini, dei bersaglieri e del fante. Forse il pubblico era un po’ di parte, ma Matteo Salvini ha rilanciato la proposta dal palco del comizio in Puglia:«Facciamo bene a studiare se, come e quando reintrodurre per alcuni mesi il servizio militare».

Leva obbligatoria, idea agée, romantica e bocciata dai social

Non è della stessa idea la ministra alla Difesa Elisabetta Trenta, che secondo fonti del ministero avrebbe definito l’idea «molto romantica» ma non più «al passo con i tempi». Potrebbe sembrare un controsenso che proprio dal dicastero della Difesa arrivi una “bocciatura”, ma come ha chiarito Trenta «i nostri militari sono e debbono essere dei professionisti, e su questo aspetto è d’accordo anche Salvini». Inutile quindi riportare dei giovani in camerata, per doverli ri-educare alla disciplina e farli andar via un anno dopo. Inoltre, ribadiscono fonti dello Stato Maggiore della Difesa, i nostri militari sono apprezzati a livello internazionale proprio per la «professionalità delle forze armate italiane» come anche il generale Graziano aveva spesso sottolineato esprimendo la sua posizione sul tema.

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Nettamente contrario è anche Pietro Grasso, leader di Leu: «Commentiamo le sparate di Salvini solo quando si traducono in Disegni di Legge, senza abboccare alle provocazioni continue. Lo voglio vedere votare per la leva obbligatoria: noi saremo contro, come la maggioranza del Paese». Maggioranza del paese che però Salvini ha deciso di interpellare via Twitter. Il desiderio è di parlare direttamente con gli elettori – sarà forse che Di Maio comincia ad avere qualche influenza sul leader del Carroccio?. Battute e cinguettii a parte, alla domanda “Reintrodurre il servizio militare e civile per ricordare ai nostri ragazzi che, oltre ai diritti, esistono anche i doveri. Siete d’accordo?” gli utenti di Twitter hanno risposto in maniera variegata, ma la sostanza è: no, non siamo d’accordo.

Leva obbligatoria, perché non esiste più

Il servizio militare obbligatorio è esistito per 144 anni nel nostro paese: istituito con la nascita del Regno d’Italia, confermato con la nascita della Repubblica, ridiscusso negli anni ’70 e poi reso non obbligatorio all’inizio del 2000.

Dal 1861, una volta compiuti 18 anni, i cittadini italiani di sesso maschile erano obbligati a prestare servizio armato, previa idoneità stabilita da una visita medica, per una durata dai 10 ai 12 mesi. Su proposta del Sen. Anderlini nel 1970 venne presentata in Parlamento una proposta di legge che legalizzasse l’obiezione di coscienza. Approvata in Parlamento due anni dopo, istituì il servizio civile obbligatorio anch’esso obbligatorio, ma alternativo e sostitutivo per chi, sebbene fosse risultato idoneo alla visita medica, non voleva prestare servizio nell’esercito.

Solo dal 2005 l’obbligatorietà del servizio è inattiva. Lo si deve alla legge 23 agosto 2004, n. 226, conosciuta come  legge Martino dal nome ministro della difesa proponente Antonio Martino. La legge ha fondamentalmente determinato la sospensione delle chiamate al servizio, che viene trasformato da istituto ordinario a straordinario – cioè operativo solo in determinate situazioni. Ha reso inoperativo anche l’obbligatorietà egli obiettori di coscienza di prestare un servizio civile sostitutivo, rendendolo a tutti gli effetti volontario.

Leva Obbligatoria, come funziona in Europa

Come in ogni dibattito, è bene anche vedere cosa fanno i nostri vicini. A mantenere la leva obbligatoria è l’Austria,dove però dura solo sei mesi ed è rivolto solo ai cittadini di sesso maschile. Diversa  la scelta della Germania, dove la leva obbligatoria è stata ridotta a partire dal ’45; per i ragazzi dai 15 ai 27 anni esiste la possibilità di scegliere un’alternativa al servizio militare, o venendo impiegati presso istituzioni di assistenza a bambini e giovani, oppure svolgendo il “volontariato ecologico” presso istituzioni attive nella tutela ambientale. Totalmente abolita invece in Portogallo e in Spagna. Anche in Francia il servizio militare obbligatorio non esiste più dal 1997, ma a febbraio il presidente Emmanuel Macron ha riaperto la porta, parlando dell’introduzione di un servizio «universale, nazionale e obbligatorio» per ragazzi e ragazze. Non si tratterebbe però in un ripristino totale, pensi di un periodo, forse di un mese, per dare ai giovani francesi un assaggio delle vita miliare imparando le basi della disciplina e del senso civico.

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Leva Obbligatoria, come il Veneto vorrebbe farla funzionare

L’opzione temporanea francese potrebbe allettare il leader del Carroccio, che aveva proposto un periodo obbligatorio di 8 mesi. E in prima fila a sostenerlo, come spesso capita, è la regione Veneto. Già nel giugno scorso era stata approvata a maggioranza una proposta di legge statale di iniziativa del Consiglio regionale. «Mai come ora – aveva dichiarato l’assessore veneta all’istruzione e al lavoro Elena Donazzan di Forza Italia – i giovani italiani hanno la necessità di riappropriarsi di un senso di appartenenza alla nazione, che porti alla formazione di cittadini più consapevoli, responsabili e socialmente impegnati».Un senso del dovere che, secondo l’assessore, in Veneto si traduce «nel sistema più organizzato e numeroso d’Italia di volontariato, frutto proprio di quella educazione al rispetto, alla disciplina e al dovere respirate nel servizio militare».

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(Credits foto copertina: ANSA/CLAUDIO PERI)