Triangolo Italia-Emirati Arabi-Yemen: in ballo sostegno armato agli EAU e accordi su estradizione

di Enzo Boldi | 07/08/2018

Triangolo Italia Eau Yemen

L’asse tra Italia ed Emirati Arabi Uniti è sempre più forte e a pagarne le conseguenze è lo Yemen. Il Paese della penisola araba è al centro di un conflitto armato con gli EAU, scaturito dopo la guerra civile scoppiata nel 2015. Un rapporto teso a suon di bombe, con un assedio da parte di nove paesi guidati dall’Arabia Saudita nei confronti dei ribelli sciiti che dal 2015 controllano la capitale San’a. Ma cosa c’entra l’Italia? Il nostro Paese, come dichiarato dal sottosegretario agli Affari Esteri Manlio Di Stefano (del Movimento 5 Stelle) si è resa parte attiva di questo conflitto, appoggiando la coalizione araba rifornendo l’esercito di armamenti. In ballo, oltre al rapporto militare con in Paesi arabi, c’è anche la ratifica degli accordi tra l’Italia e gli Emirati Arabi sull’estradizione.

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«Il nostro Governo – ha dichiarato Manlio Di Stefano, interrogato alla Camera dalla parlamentare Pd Lea Quartapelle – non mancherà di esercitare le proprie prerogative nel bilanciare considerazioni politiche con quelle economico industriali, in particolare investendo il Cipe. Nel caso specifico delle licenze di esportazione di materiali d’armamento a Paesi dell’area si è passati dagli 8,6 miliardi di euro nel 2016 ai 4,6 miliardi nel 2017 e poi a 302 milioni di euro nel primo semestre del 2018 per l’area geografica Africa Settentrionale, Vicino Medio Oriente». Un’attenzione a livello geo-politico che va ben oltre la crisi nello Yemen.

C’è, infatti, grande attesa alla Camera per la ratifica e l’esecuzione dei trattati tra Italia e il governo degli Emirati Arabi Uniti sul tema dell’estradizione. Quest’oggi a Montecitorio dovrebbe arrivare la votazione per dare l’approvazione formale a un accordo – già approvato dal Senato – fatto ad Abu Dhabi il 16 novembre 2015 e con il rinnovo dell’impegno scritto con due note ufficiali, sempre firmate nella capitale degli EAU, del novembre 2017 e del gennaio di quest’anno.

Triangolo Italia Eau Yemen, oltre alla guerra ci sono accordi da ratificare

Accordo di cooperazione su temi di natura giuridica e penale. I due Paesi si sono impegnati affinché ci sia un’apertura tra i due governi per quel che concerne l’estradizione di personaggi finiti sotto inchiesta e fuggiti negli Emirati Arabi per non finire nelle maglie della giustizia italiana. Un mutuo soccorso a livello giurisprudenziale, con la collaborazione tra i due governi a cooperare nella ricerca, identificazione e – appunto – estradizione dei ricercati.

Triangolo Italia Eau Yemen, nelle mani della Commissione il destino di Matacena

Come nel caso dell’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena, condannato in via definitiva nel 2014 – al termine di un procedimento iniziato nel lontano 2001 – per concorso esterno in associazione mafiosa a tre anni di reclusione. Qualora la ratifica e l’esecuzione del protocollo tra Italia ed EAU andasse a buon fine, per l’ex deputato forzista ci sarà il trasferimento obbligatorio in Italia e l’apertura della porte del carcere italiano. Nel frattempo, a carico di Matacena ci sono anche altre accuse, come quelle piovutegli addosso nel «processo breakfast» che vede coinvolto l’ex Ministro dell’Interno Claudio Scajola, reo – secondo i pm – di aver favorito proprio la fuga dell’ex parlamentare azzurro negli Emirati Arabi nel luglio 2013.

Triangolo Italia Eau Yemen, occasione di legalità per Lega e M5S

La discussione sulla ratifica ed esecuzione del Trattato tra Italia ed EAU va avanti ormai da tempo, senza che la Camera dei Deputati e la Commissione Affari Esteri siano mai arrivate a un punto d’incontro affinché si attuasse il patto tra i due Paesi che ormai risale a quasi tre anni fa. Ora Lega e Movimento 5 Stelle, che hanno fatto della lotta alla criminalità uno dei loro mantra elettorali, hanno l’occasione di mettere la loro firma su questo accordo per riportare in Italia personaggi come Matacena, che hanno scelto «l’esilio volontario» ad Abu Dhabi per sottrarsi alla giustizia italiana.