Sente voci dirle «Uccidi, uccidi», entra in supermarket e ferisce due persone a colpi d’ascia

di Enzo Boldi | 18/07/2018

Uccidi uccidi, follia a Sidney

Una serata di ordinaria follia a Sidney, ma a fare notizia è la motivazione non il fatto in sé. Lo scorso 7 gennaio, la  26enne australiana Evie Amati aveva ferito a colpi d’ascia due uomini all’interno di un negozio della catena 7-Eleven – supermarket discount famoso in Australia -, ma il colpo di scena è arrivato durante il processo. L’avvocato difensore della giovane ha dichiarato che il gesto della ragazza è stato causato da alcune voci nella sua testa che le dicevano «Uccidi uccidi».

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Per poco Evie Amati non ha portato a compimento gli ordini di quelle misteriosi voci, riuscendo solo a ferire con la sua ascia due clienti del supermarket mancando un terzo. La giovane si è dichiarata non colpevole per tutti i capi di imputazione a suo carico, puntando tutto sull’infermità mentale delle sue capacità psichiche. Ma per gli psichiatri forensi che hanno analizzato la personalità della 26enne, non appaiono evidenti malattie mentali da giustificare l’accaduto e le sue giustificazioni.

«Uccidi uccidi», per lo psichiatra le «voci» sono colpa dell’uso di droghe

«Secondo me, la signorina Amati era sotto l’effetto di sostanze allucinogene, principalmente alcol e forse cannabis, nella misura in cui il suo giudizio è stato influenzato negativamente dalle sostanze», è stata la relazione finale presentata in aula dalla dottoressa Yvonne Skinner, psichiatra forense in questo processo. Dalle analisi effettuate su Evie Amati, è emersa la presenza nel suo sangue di una sostanza chiamata MDA, conosciuta anche come «droga dell’amore». Questo, unito al confessato utilizzo di cannabis, indeboliscono la tesi difensiva perorata dal suo avvocato. Alla Corte, la giovane australiana ha confessato di aver avuto già in passato fantasie omicida tra cui quella di strangolare persone su un bus o di pugnalare agli occhi i suoi colleghi.

«Uccidi uccidi», la tesi difensiva non regge

«Nella mia esperienza – ha proseguito la psichiatra forense  Yvonne Skinner – , quando una persona ha un’illusione paranoica appare paurosa, agitata e in piena confusione». Cose che, dalle immagini riprese dal sistema di sicurezza all’interno del 7-Eleven, sembrano non essere così evidenti.

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