Salvini non vuole che la nave della Guardia di Finanza sbarchi in Italia

di Gianmichele Laino | 14/07/2018

Salvini nave Guardia Finanza

Ancora un paradosso salviniano. Questa volta, a farne le spese, è la nave Monte Sperone della Guardia di Finanza che ha prestato soccorso, insieme a un’altra imbarcazione che fa parte del programma Frontex, al barcone con 450 migranti a bordo che stava facendo rotta verso Lampedusa. Secondo Matteo Salvini, per queste persone, non ci sarà alcun porto in Italia. Anche se a traghettarli, in questo momento, sono proprio due navi italiane.

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Salvini nave Guardia Finanza, la telefonata a Conte

Un nuovo elemento di conflitto, insomma, proprio come è successo per la nave Diciotti della Guardia Costiera, che Matteo Salvini non voleva far sbarcare a Trapani se non con i migranti in manette, dopo il caso delle molto presunte violenze sul rimorchiatore Vos Thalassa che aveva salvato dal mare 67 persone.

Addirittura, la storia dei 450 migranti che sono stati trasbordati sulla nave della Guardia di Finanza, su quella della Capitaneria di Porto e su quella del programma Frontex diventa oggetto di una telefonata tra Salvini e Giuseppe Conte. «Occorre un atto di giustizia, rispetto e coraggio per contrastare i trafficanti e stimolare un intervento europeo – avrebbe detto Salvini al presidente del Consiglio -. Sarebbe opportuno che le navi tornassero in Libia o a Malta».

Salvini nave Guardia Finanza: «Nessun porto in Italia»

«In Italia si arriva solo con mezzi legali – ha continuato Matteo Salvini -. Sulle navi i migranti saranno curati e nutriti. Si metteranno in salvo le donne e i bambini. Ma per loro non ci sarà nessun porto in Italia. Non possiamo cedere – avrebbe ribadito Salvini -; la nostra fermezza salverà tante vite e garantirà sicurezza a tutti».

Insomma, lo scontro istituzionale sul tema dei migranti tra l’asse della Lega e quello del Movimento 5 Stelle, incarnato in questa precisa circostanza dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sembra essere particolarmente aspro.

FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MEO