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Il M5S approva lo «strumento di morte» (così li chiamava) e «supercazzola» F-35

Opposizione e governo. Due modi diversi di affrontare i temi all’ordine del giorno sull’agenda della politica. Due terreni che determinano troppo spesso evidenti cambi di linea o retromarce di leader e partiti. Ce lo ricordano in queste settimane le forze di maggioranza Movimento 5 Stelle e Lega, alla prova dei fatti dopo anni di barricate in Parlamento. L’ultimo caso riguarda il programma dei cacciabombardieri F-35, il discusso progetto Joint Strike Fighter, definito nel lontano 2002, che prevede un costo complessivo di oltre 13 miliardi di euro per l’acquisto di 90 aerei entro il 2027 e che i grillini hanno sempre duramente contrastato. In aula alla Camera nel 2013 l’esponente M5S Alessandro Di Battista lo definitiva addirittura uno «strumento di morte», una «supercazzola». Ma la ministra della Difesa Elisabetta Trenta, che il capo politico del Movimento Luigi Di Maio aveva già inserito nella sua lista di governo presentata in campagna elettorale, non ha alcuna intenzione di opporsi. Valuterà il programma in base al ritorno industriale e all’interesse del Paese e infine, dopo le valutazioni, arriverà una comunicazione ufficiale.

Il M5S dice sì agli F-35

In sostanza il governo M5S-Lega, in particolare la ministra in quota 5 Stelle, cerca un punto di equilibrio. La conferma della nuova linea è arrivata con un’intervista che Trenta qualche giorno fa ha rilasciato alla testata americana specializzata Defence News, in cui ha rassicurato che il mantenimento dell’impegno preso, seppur con qualche rimodulazione. La ministra ha detto a chiare lettere che sugli F-35 il nuovo esecutivo non taglierà gli ordini, anche se potrebbe allungare il suo piano d’acquisto. In altre parole: non ci sarà nessuna rescissione del contratto ma un possibile allungamento delle consegne. Si tratta – ha affermato – di «un programma che abbiamo ereditato e lo valuteremo considerando i vantaggi industriali e tecnologici per l’interesse nazionale». Dalle parti del Movimento 5 Stelle, qualcuno fa notare come gli impegni già presi non si possano annullare, il rischio di pesantissime penali che il Paese potrebbe pagare per un dietrofront, le valutazioni degli esperti ancora in corso, ed anche il peso dell’indotto sull’economia. La retromarcia però è evidente.

 

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Di Battista li definiva «strumento di morte»

«Gli F-35 sono uno strumento di morte – affermò Di Battista a Montecitorio -. Molti deputati del Pd lo hanno dichiarato in campagna elettorale, hanno presso i voti con queste promesse, e adesso votano una mozione ridicola, una supercazzola che dice e non dice niente. Invitiamo i dissidenti del Pd a tirare fuori il coraggio, perché chi nasconde la testa sotto la sabbia non è soltanto pavido ma è colluso con questo scempio dell’inciucio perenne».

 

 

Con una mozione presentata alla Camera un anno dopo, nel settembre 2014, i deputati M5S chiedevano al governo, senza mezze misure, di «cancellare la partecipazione dell’italia al programma Joint Strike Fighter» e «sospendere immediatamente qualsiasi attività contrattuale». La prima firmataria, Tatiana Basilio, in aula definiva il progetto «inutile e costoso» e affermava: «Solo debellando dall’Italia sistemi d’arma come questi di offesa si può ritornare a ripensare al nostro Paese, chiedo di riflettere».

Aggiornamento:

Il 6 luglio in tv, intervistata nel corso del programma Omnibus in onda su La7, la ministra Trenta è tornata sulla questione dei cacciabombardieri ribadendo di non voler cancellare il progetto e affermando: «Non compreremo nessun altro F-35. Stiamo analizzando tutte le possibilità e stiamo cercando di capire se ci conviene, in termini economici, tagliare o mantenere». E ancora: «Se decidessimo di tagliare ci sarebbero delle forti penali da pagare. Bisogna anche considerare che intorno agli F-35 c’è un indotto di natura tecnologica, ci sono progetti di ricerca e un problema occupazionale. Quindi ribadisco che bisogna valutare bene quanto ci costa tagliare e quanto ci costa invece mantenere». Il ministro ha poi detto che sarebbe auspicabile riuscire «a livello politico ad allungare il periodo in cui dovremmo comprare gli F-35, perché ciò permetterebbe di avere più budget a disposizione per investire su altri progetti che riguardano la difesa. In questo modo rispetteremmo l’impegno e allo stesso tempo libereremmo una parte di budget da investire su altri progetti importanti, come quello della difesa Europea. L’Italia – ha concluso Trenta – deve avere il suo ruolo nella difesa Europea e noi abbiamo bisogno di budget per lavorare su questo».

(Ultimo aggiornamento alle ore 12.10 del 6 luglio. Foto di copertina da archivio Ansa. Credit immagine: ANSA / RICCARDO ANTIMIANI)