Matteo Vinci e la lotta della mamma che chiede la scorta contro la ‘ndrangheta

di Redazione | 26/06/2018

matteo vinci

C’è una storia che molti ignorano e che spesso, purtroppo, finisce nei trafiletti dei quotidiani. Si tratta di una storia di ingiustizia e sangue. Il sangue è quello di Matteo Vinci, giovane rappresentante di medicinali, ucciso il 9 aprile scorso, con una bomba all’interno della sua auto, a Limbadi.

Quale era la colpa di Matteo? Non arrendersi davanti alle continue pressioni che riceveva la sua famiglia. Quelle pressioni che volevano far sì che i Vinci cedessero i loro terreni ai potenti vicini di campo, i Mancuso, famiglia di ‘ndrangheta tra le più potenti in Calabria.
In questi giorni sei persone, tutte appartenenti al nucleo familiare dei Mancuso, sono state fermate su disposizione della procura distrettuale antimafia di Catanzaro. L’accusa ipotizzata dai magistrati e omicidio volontario. Nell’agguato a Matteo è stato ferito gravemente Francesco Vinci, padre del giovane, tutt’ora ricoverato al centro grandi ustioni di Palermo.

Gli inquirenti ipotizzano come movente le continue discussioni tra le due famiglie, proprio per problemi relativi a questioni di confine.
Potrebbero esserci state delle richieste di acquisizione da parte dei Mancuso e i Vinci non volevano assolutamente vendere. Il pomeriggio del 9 aprile padre e figlio si erano diretti in campagna. Poco prima del tramonto stavano rientrando a casa a bordo della Ford Fiesta, alimentata a metano. Dopo aver percorso qualche centinaio di metri, qualcuno ha azionato un telecomando facendo esplodere la bomba posizionata sotto il sedile del guidatore.

Matteo è morto divorato dalle fiamme. Il padre, sbalzato fuori dall’auto ha tentato invano di soccorrere il figlio, rimando anche lui gravemente ustionato. Da ieri, in Prefettura, a Vibo Valentia, la signora Rosaria Scarpulla, madre di Matteo Vinci, continua la sua protesta. Ha tentato di sfondare una porta per farsi ricevere dal prefetto chiedendo di essere protetta da una scorta. Ha avuto anche un malore. Rosaria Scarpulla chiede a scorta per andare a trovare il marito, tuttora ricoverato nel centro Grandi ustioni dell’ospedale di Palermo dopo l’attentato del 9 aprile.

(in copertina Matteo Vinci, morto nell’attentato. Foto Ansa)