Joachim Löw
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Io Ninja, tu Inter – L’editoriale di Alfredo Pedullà

Io Ninja, al secolo Radja Nainngolan, tu Inter. Io Ninja ho voluto te -Inter- come legittima mia (nuova) sposa quando ho saputo che la Roma mi avrebbe messo sul mercato. Guardate, sono sincero, fosse dipeso da me non avrei mai lasciato la Capitale. Avrei mantenuto la promessa, avevo detto che non avrei voluto cambiare aria. Ma quando mi hanno riferito che non sarei stato più nella lista degli incedibili, ho pensato che scegliere il mio maestro calcistico, alias Luciano Spalletti, sarebbe stato un passaggio obbligato. Indispensabile. Perché lui mi chiama l’Alieno, perché lui sa come e quando valorizzarmi sempre. Perché per una nuova tappa della mia bella carriera sarebbe stato eccitante ritrovarlo per provare a vincere qualcosa.

Radja Nainngolan
Foto ANSA/ MAURIZIO BRAMBATTI

 

Questo virgolettato, mascherato e ipotetico ma molto aderente alla realtà, rende evidente quanto e come la rincorsa dell’Inter sia stata rapidissima. Avevamo detto poche settimane, non una telenovela. Dalla telefonata proficua, i famosi “dialoghi costruttivi” di fine maggio con Luciano Spalletti, al bagno di folla a Milano del 24 giugno sera. Traduzione: una città spopolata si rianima se arriva il campione dei tuoi sogni. Perché, Ninja o Radja che dir si voglia, sintetizza perfettamente la fame di un popolo. Lui vuole vincere, l’Inter deve tornare a vincere. Lui non voleva essere un ingombro per la Roma e quando lo ha memorizzato ha deciso di essere il soprammobile dorato sul comodino del maestro di Certaldo. Perché Spalletti è come se fosse un pilota automatico, sa come funziona, come responsabilizzarlo, come ricavarne il massimo rendimento, come perdonargli qualche marachella. Perché Nainggolan va lasciato a briglia sciolta, senza tenergli il fiato addosso, senza soffocarlo. Lui esagera, per generosità, in campo e diventa inappuntabile. Lui esagera pure fuori, il re dei social, con quei video – anche rubati alla sua privacy – che all’improvviso diventano virali. Radja colleziona multe, ma spesso diventa recidivo. Non si pente e non lascia, ma raddoppia. Esagerato sempre, senza un freno che ponga limiti e che lo metta nelle condizioni di usare il misurino o il silenziatore. Ma se lo accetti, lo accetti tutto e prendi il buono (tanto) che c’è. La Roma aveva deciso di fermarsi all’ultimo eccesso di istinto del nostro amico belga. E non ha gradito, possiamo garantirvelo, il congedo via social, quello che “se fosse dipeso da me non sarei andato…”. Nainggolan voleva mettere i puntini, la Roma era già andata punto e a capo.

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Istintivamente sarà un trionfo, tecnicamente anche, tatticamente una cosa semplice semplice. Il Ninja alle spalle delle delle punte, non centrocampista e basta. La sua forza lì, negli ultimi trenta metri e dintorni, visto che vede la porta, ha una bella sventola, si sacrifica e dà il fritto. A centrocampo l’Inter sta cercando altro, un armadio alla Dembelé o alla Carvalho, ecco perché l’inquadramento non avrà bisogno di esperimenti, di letture particolari o di chissà cosa. Si conoscono talmente bene da poter sintetizzare così: la prima volta che si incontreranno nello spogliatoio nerazzurro si faranno due risate e proietteranno un film, anche se in un’altra sala, che sanno a memoria.

Non sappiamo chi sia più felice oggi. Non sappiamo chi sarà più felice – Spalletti o Nainggolan – tra nove o dieci mesi. Ma abbiamo un forte e intrigante sospetto che sarà spesso suffragato dal campo: entrambi.