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La storia del nonno della deputata leghista che accoglie i migranti

Sa di grande faida famigliare la vicenda che in provincia di Brescia ha contrapposto nonno e nipote deputata sul capitolo dei migranti.

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Lui è proprietario di un immobile che ospita 100 richiedenti asilo. Lei, Eva Lorenzoni, giura e spergiura di avere rotto qualsiasi rapporto con il nonno “pro-migranti” e di essere costantemente impegnata nella lotta al business dell’immigrazione.

Lo rivela un interessante articolo de La Stampa:

Accade a Corvione di Gambara, minuscola località nella rurale Bassa bresciana immersa tra campi di mais e antiche cascine. Centro della disputa è il vecchio ristorante trasformato in una struttura d’accoglienza nella quale oggi vivono ben cento profughi provenienti da Paesi come Bangladesh, Pakistan e Costa d’Avorio. Corvione non è vicino né a Brescia né a Cremona, è semplicemente lontano da tutto. Per arrivarci si percorre una lunga strada dritta che sfocia in una molto più stretta e a malapena asfaltata.

Tutto ciò non è bastato a placare l’ira della nipote, entrata subito in netta contrapposizione con il nonno: “Non condivido per nulla le scelte di mio nonno Gianfranco. Da militante della Lega Nord sono così contraria a questa decisione che ho persino smesso di parlargli“. In famiglia dicono addirittura da Natale: “Non sarà una semplice parentela a farmi cambiare idea – continua Lorenzoni – voglio continuare a lottare per i miei ideali affinché si metta la parola fine al business dell’immigrazione“.

La fobia dei migranti è arrivata anche a questo: rompere legami famigliari quasi inviolabili.

(Foto credits: Ansa)

 

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