annullamento Israele-Argentina
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La vera ragione della crisi tra Israele e Messi

Nella retorica tutta occidentale che dipinge i palestinesi sempre come le persone cattive, che rovinano gli equilibri nel Medio-Oriente e provocano scompensi ai cittadini israeliani, si è inserito anche l’annullamento dell’amichevole tra Israele e Argentina da disputarsi a Gerusalemme. I media hanno dato molto risalto alle proteste dei palestinesi, che hanno mostrato le maglie insanguinate dell’Argentina e che hanno sottolineato con molta veemenza le conseguenze di un eventuale svolgimento del match.

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Annullamento Israele-Argentina, cosa è successo davvero

Tuttavia, questo è quello che è successo dopo. Ma perché si è arrivati a tanto? Israele, infatti, disputa continuamente dei match di calcio contro avversari blasonati. Anche l’Italia ha affrontato la nazionale locale nello sfortunato girone di qualificazione ai mondiali di calcio di Russia 2018. Non è stato certo l’evento in sé a provocare la reazione del popolo palestinese.

Annullamento Israele-Argentina, le scelte controverse di Miri Regev

Per capire le motivazioni che hanno spinto la federazione argentina ad annullare il match amichevole, bisogna andare un po’ indietro nel tempo e, soprattutto, presentare il ministro della Cultura e dello Sport israeliano Miri Regev. Quest’ultima, infatti, è stata ospite della squadra Beitar Jerusalem, i cui tifosi sono noti per le loro posizioni anti-arabe, per i loro slogan razzisti, per la loro ferocia nei confronti del popolo palestinese.

Addirittura, nelle ultime settimane, Miri Regev ha pubblicato persino foto sorridenti in loro compagnia. Si parla di persone che, fino a qualche minuto prima, avevano intonato cori che inneggiavano al genocidio del popolo palestinese. Una provocazione non di poco conto in un’area particolarmente sensibile sotto ogni punto di vista.

In più, il ministro si è reso protagonista di un’altra scelta piuttosto controversa, proprio alla vigilia della partita tra Isreale e Argentina. Sarebbe stata lei, infatti, a fare pressioni sulla federcalcio locale per spostare il match, che inizialmente si doveva disputare ad Haifa, a Gerusalemme perché «ora è la capitale dello Stato». Insomma, la politicizzazione di un evento sportivo. Nulla di più inaccettabile, specialmente dopo gli scontri che sono seguiti al trasferimento dell’ambasciata degli Stati Uniti proprio nella città santa.

L’Argentina ha deciso di non disputare il match per questioni di ordine pubblico. Una scelta saggia, che ha avuto anche un riconoscimento da parte dei palestinesi – che hanno voluto ringraziare Lionel Messi con un messaggio -,  alla luce dell’aumentare della tensione nell’area. Ma addossare la colpa esclusiva di tutto questo agli arabi palestinesi sembra davvero troppo.