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La ricetta di Di Maio a Confcommercio: «Le imprese? Lasciamole in pace»

«La ricetta per fare decollare le imprese che creano lavoro, sviluppo, nuove tecnologie nella loro crescita è lasciarle in pace». parla così Luigi Di Maio nel suo primo intervento pubblico dopo la fiducia ottenuta dal governo Conte in Parlamento. Il capo politico del Movimento 5 Stelle, nuovo ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, è intervenuto all’assemblea di Confcommercio, facendo una «preghiera al Parlamento». «Prima di tutto alleggerite un po’ le leggi che ci sono perché ce ne sono già troppe», è stato uno dei suoi primi messaggi.

Di Maio a Confcommercio

Il vicepremier ha esposto proposte della maggioranza facendo ovviamente riferimento al contratto siglato nelle settimane scorse da M5S e Lega. «Avete la mia parola qui a Confcommercio che l’Iva non aumenterà e le clausole di salvaguardia saranno disinnescate», ha dichiarato strappando un applauso. Di Maio è intervenuto anche sulle infrastrutture, un tema che vede pentastellati e leghisti su posizioni diverse. Il ministro Danilo Toninelli, titolare del dicastero di Trasporti e Infrastrutture, in questi giorni ha parlato di una valutazione di costi e benefici da effettuare prima del via libera ai grandi lavori pubblici. «Quando parliamo di turismo – sono state le parole del capo politico M5S a Confcommercio – parliamo di infrastrutture, in cui alcune regioni strategiche neanche ce ne sono, in altre ci sono luoghi bellissimi e neanche un treno che porta i turisti fino a lì. Chi sta raccontando l’idea che questo sia il governo del no alle infrastrutture sbaglia».

 

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«Siete tutti onesti fino a prova contraria»

Su evasione fiscale e burocrazia, poi: «Aboliremo tutti gli strumenti come lo spesometro e il redditometro e inseriremo l’inversione dell’onere della prova. Perché siete tutti onesti ed è onere dello Stato provare il contrario», ha affermato ancora Di Maio. Il ministro ha ribadito che a suo avviso strumenti come lo spesometro hanno «reso schiavi quelli che producono valore». «Noi – ha aggiunto – incroceremo tutti i dati della Pubblica amministrazione» per dimostrare l’evasione.

Tra le proposte del programma Di Maio ha poi rilanciato il salario minimo. «Per tutta la generazione di lavoratori fuori dalla contrattazione nazionale va garantito almeno un salario minimo, almeno fino a che non si arriva alla contrattazione», ha affermato. «Il lavoro nobilita l’uomo fino a che ti dà la soddisfazione di arrivare a fine mese» e invece siamo in un momento in cui «si cerca di lavorare pur guadagnando zero».

«Il governo senza voltagabbana»

Alcuni passaggi dell’intervento del ministro sono stati dedicati alle vicende prettamente politiche. «La fiducia l’abbiamo ricevuta ieri sera, ci è voluto un po’ per creare questo governo ma è costruito con delle tematiche in un contratto e poi con le persone. Magari sarà un governo inaspettato ma sicuramente è costituito da forze politiche votate e non da voltagabbana che hanno cambiato giacche da oggi a domani». Infine, l’equilibrio della finanza pubblica. «Ci teniamo alla tenuta dei conti», ha rassicurato Di Maio. «Se vogliamo bene all’Italia, e noi le vogliamo bene, se vogliamo portare avanti progetti economici dobbiamo contrattare con l’Europa le condizioni che l’Italia non può più sostenere, dicendo anche dei no».

(Immagine di copertina da video di Sky)