promessa in sposa
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Il grido di aiuto di Jasmine:  «Ho paura, di mio padre. Voglio tornare in Italia. Salvatemi»

Lei si chiama Jasmine e dall’Italia è stata portata nel suo paese d’origine, il Bangladesh, per un matrimonio combinato. Jasmine ha 23 anni e a Il Giorno fa un appello:  «Ho paura, specialmente di mio padre. È un uomo ferocissimo. Mi ha riportato in Bangladesh con l’inganno e ora sono prigioniera qui. Io voglio tornare in Italia. Vi prego, salvatemi».

La ragazza ha rilasciato una intervista.

Da quando sei in Bangladesh?

«Sono nata in Bangladesh. Quando avevo 5 anni mi sono trasferita in Italia coi genitori, mi sento più italiana che bengalese. Sei anni fa mio padre mi rimandò al nostro Paese d’origine con l’inganno, dicendomi che mi avrebbe fatto ritornare. Avevo un biglietto di andata e ritorno ma, una volta in Bangladesh, mi è stato nascosto. I miei genitori hanno lasciato che scadesse il mio permesso di soggiorno, ora vorrei scappare ma non so come fare».

Adesso stai studiando?

«Sì. Frequento l’ultimo anno delle superiori. Dopo vorrei studiare Scienze dell’alimentazione ma sto cercando di prendere tempo, perché appena prenderò il diploma i miei genitori cercheranno di farmi sposare un ragazzo con un matrimonio combinato. La cosa peggiore è che non posso scegliere io con chi sposarmi. È assurdo per me, ma normale per loro».

I tuoi genitori abitano con te?

«Mia madre sì. Mio padre vive e lavora in Italia».

Mostri foto con lividi e graffi. Vieni maltrattata?

«Lo scorso marzo, quando mio padre era in Bangladesh, gli avevo chiesto per l’ennesima volta di ritornare in Italia. Ma lui si è opposto, è convinto che io sia influenzata dalla cultura occidentale. Quando ero in Italia mi aveva impedito di andare a scuola, alle superiori. Io sono uno spirito libero e a lui questo non sta bene. Sono stata picchiata dai miei genitori per questo motivo. Ho due sorelle più piccole e la mia famiglia crede che io rappresenti un cattivo esempio. Sono anche atea ma ho paura di dirlo: penso che mi ucciderebbero».

Jasmine può uscire di casa ma non può allontanarsi senza validi motivi. Deve tornare sempre, prima di sera. E deve seguire delle regole: avere con sé  sempre il telefonino (senza a internet). La famiglia controlla le sue chiamate. Non può vestirsi come vuole, e vorrebbero che indossasse il burqa.  La giovane ha chiesto aiuto a varie associazioni (tra cui il milanese Progetto Aisha, che contrasta la violenza e la discriminazione contro le donne, ndr) e all’Ambasciata. «Spero che qualcuno possa aiutarmi. Io – aggiunge a Il Giorno – ho tanta paura».

 

(Foto da archivio Ansa. Credito: FRANCO SILVI ANSA)