Salvini dice che la Tunisia «esporta spesso galeotti» e l’ambasciatore italiano viene convocato a Tunisi

di Gianmichele Laino | 04/06/2018

Tunisia

«C’è profondo stupore per le dichiarazioni del ministro dell’Interno italiano sul dossier immigrazione: le sue parole non riflettono la cooperazione tra i due paesi nel campo della gestione dell’immigrazione e indicano una conoscenza incompleta dei vari meccanismi di coordinamento esistenti tra i servizi tunisini e italiani». Recita così la nota del governo della Tunisia che ha convocato l’ambasciatore italiano Lorenzo Fanara a Tunisi dopo le dichiarazioni di ieri di Matteo Salvini.

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Tunisia, sfiorato l’incidente diplomatico dopo le parole di Salvini

Il ministro dell’Interno italiano, dimenticandosi che il suo ruolo istituzionale dovrebbe spingerlo a più miti consigli e a evitare slogan da campagna elettorale feroce, aveva detto che la Tunisia «è un Paese libero e democratico che non sta esportando gentiluomini ma spesso e volentieri esporta galeotti». Matteo Salvini lo aveva detto per commentare i nuovi sbarchi nel corso del suo tour in Sicilia.

Oggi, il riflesso di quelle parole arriva fino ai palazzi istituzionali di Tunisi e c’è stato bisogno di tutta la diplomazia italiana per evitare un vero e proprio incidente diplomatico. Il governo tunisino, nonostante l’irritazione, ha comunque scritto nella sua nota che c’è la volontà di «continuare con il nuovo governo italiano sulla via del consolidamento dei rapporti di fraternità e di collaborazione strategica in vigore tra i due Paesi».

Tunisia ma non solo, la posizione italiana al vertice sul trattato di Dublino

Il tema dell’immigrazione resta comunque caldissimo. E se Matteo Salvini annuncia che non sarà presente alla riunione dei ministri dell’Interno europei di domani, che ha come tema proprio quello dell’immigrazione, a causa del contemporaneo voto di fiducia al governo italiano al Senato, tuttavia dichiara: «Invieremo una nostra delegazione per dire no alle modifiche del trattato di Dublino – spiega -:  il documento in discussione, invece di aiutare, penalizzerebbe ulteriormente l’Italia e i paesi del Mediterraneo facendo gli interessi dei paesi del Nord Europa».

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