lo stato siamo noi
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Luigi ‘Re Sole’ Di Maio pronuncia la frase: «Adesso lo Stato siamo noi»

«Adesso lo Stato siamo noi» è stata una frase utilizzata da Luigi Di Maio il 2 giugno, nella manifestazione organizzata dal Movimento 5 Stelle alla Bocca della Verità a Roma. È stata pronunciata per calmare la folla che stava fischiando quello «Stato» che, nella narrazione pentastellata, «ha fatto fallire» l’imprenditore Sergio Bramini, che avrebbe chiuso la sua attività a causa dei mancati versamenti della Pubblica Amministrazione. «Adesso lo stato siamo noi» – interviene Di Maio e i fischi si trasformano in applausi.

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Lo Stato siamo noi, i rischi della frase pronunciata da Luigi Di Maio

Lasciando perdere per un attimo il dubbio riferimento storico a Luigi XIV, il Re Sole (la frase è stata attribuita a lui, ma non è detto che da lui sia stata pronunciata), «Lo Stato siamo noi» è anche un concetto legato a Piero Calamandrei, diventato poi il titolo di una sua raccolta di saggi pubblicata postuma. L’elemento inquietante (e assolutista) della frase di Di Maio sta nell’utilizzo dell’avverbio «adesso» e nella contrapposizione tra il prima e il dopo.

«Lo Stato siamo noi» dovrebbe essere un concetto che appartiene a tutto il popolo italiano e non soltanto a una sua parte. Che dovrebbe attraversare le epoche e insistere anche nel futuro. Invece, Di Maio commette il tragico errore di attualizzarlo, di riferirlo a questa precisa epoca storica in cui il Movimento 5 Stelle e la Lega sono i principali artefici di un nuovo governo guidato da Giuseppe Conte.

«Lo Stato siamo noi», la contrapposizione con «Non siete Stato voi»

Luigi Di Maio era «Stato» anche prima, quando faceva opposizione. Sarà «Stato» anche dopo, quando tornerà a fare il libero cittadino, privo di incarichi politici. Dal palco della Bocca della Verità, invece, arriva un messaggio che può sembrare davvero preoccupante. Se il popolo si riconosce «Stato» soltanto in questo momento, esclude implicitamente tutti gli altri (quelli che non hanno votato né per la Lega, né per il Movimento 5 Stelle) e, soprattutto, lo fa in totale contrapposizione rispetto alle istituzioni che, fino a questo momento, hanno guidato il Paese, allora si viene a costruire una sorta di passaggio a vuoto della democrazia.

Chi è Stato e chi non è Stato, insomma, secondo Luigi ‘Re Sole’ Di Maio? Il rischio maggiore di questo nuovo governo giallo-verde è che si configuri un bipolarismo tra i nuovi «lo Stato siamo noi» e gli altri che, parafrasando un brano molto provocatorio di Caparezza tratto dall’album Sogno Eretico, guardano da lontano puntando il dito e dicendo «Non siete Stato voi».

FOTO: ANSA / STRINGER