Il piano di Orbán per mettere fuori legge le Ong (e Soros) in Ungheria

di Matteo Garavoglia | 30/05/2018

Orbán

In un pacchetto di leggi denominato “Stop Soros” e presentato di fronte al parlamento ungherese, il primo ministro Viktor Orbán ha ufficialmente varato la linea dura contro le Ong che operano nel paese a favore dei migranti.

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In un mix di facile populismo e rassicurazione immediata alle fasce più esposte della società ungherese, la legislazione del partito Fidesz prevede l’incarcerazione per quegli operatori umanitari scoperti ad aiutare esplicitamente i migranti irregolari che arrivano in Ungheria.

Lo descrive il Guardian

Il disegno di legge è noto come “Stop Soros” perché si rivolge ad alcune organizzazioni finanziate dal finanziere e filantropo George Soros, che il governo di Orbán ha demonizzato l’anno scorso come principale sostenitore della migrazione illegale in Europa. Gli attivisti per i diritti si sono preoccupati del disegno di legge a causa del potenziale, per le Ong che lavorano per fornire assistenza legale o di altro tipo ai migranti che arrivano ai confini dell’Ungheria, che queste possano rientrare nella definizione di sostegno all’immigrazione illegale.

Inoltre, in un altro articolo che riporta l’Italia alla ribalta per un suo possibile ruolo di capofila dei movimenti euroscettici, non è da escludere un saldo asse che possa collegare Budapest direttamente alle segrete stanze di Palazzo Chigi:

La crisi minaccia l’Italia con l’isolamento internazionale e quasi certamente impedirà che faccia parte del gruppo guida in una futura Europa a due velocità. Tuttavia l’Unione europeasi troverà con meno amici nel confrontarsi con l’egoismo e gli orizzonti chiusi di altri nazionalismi xenofobi, dall’Europa centrale all’Austria. L’oscurità che sta cadendo su Roma sarà una prova di vera democrazia. Proprio come con l’oscurantismo e la mentalità della fortezza dell’America di Trump, spetterà alla società civile e ai cittadini opporsi alla visione e alle politiche di populisti e nazionalisti. E farlo con l’ambizione di inviare un avvertimento – piuttosto che un esempio – al resto dell’Occidente.

(Credits foto: Ansa)