GDPR
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Arrivano i primi ricorsi al nuovo regolamento GDPR promosso dall’Unione europea

Il regolamento GDPR è entrato in vigore. Promosso dall’Unione europea, milioni di utenti si sono visti recapitare decine di e-mail per fornire il consenso alle modalità di utilizzo dei propri dati personali.

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Abbiamo già ricevuto i primi ricorsi sulle modalità di consenso alla raccolta e al trattamento dei dati personali in base alle nuove regole Ue, abbiamo appena cominciato a controllare i file –  ha dichiarato Andrea Jelinek, alla guida del board dei garanti dei 28 che da oggi deve garantire l’applicazione uniforme nell’Ue del Gdpr – solo se richiesto correttamente e in modo comprensibile per la gente  è giusto, invece se il consenso è forzato allora non c’è nessun consenso e su questa base non si può privare la gente dei servizi. Va valutato caso per caso“.

Da parte sua, la commissaria alla Giustizia Věra Jourová ha avvertito: “Continueremo il nostro lavoro con gli stati membri e monitoreremo da vicino l’applicazione del regolamento” sulla privacy nei 28, e “prenderemo azioni appropriate se necessario, incluso il ricorso a procedure d’infrazione“.

Nel frattempo si sono registrati i primi disagi. Diversi siti Usa risultano bloccati dopo l’entrata in vigore del GDPR. Sono il Los Angeles Times, Chicago Tribune, New York Daily News, Baltimore Sun e Orlando Sentinel, che riportano tutti lo stesso messaggio: “Sfortunatamente il nostro sito è attualmente non disponibile nella maggior parte dei Paesi europei. Siamo impegnati sulla questione e per valutare opzioni che sostengano la nostra gamma completa di offerte digitali al mercato Ue. Continueremo a identificare soluzioni di conformità tecnica che garantiranno a tutti i lettori il nostro giornalismo pluripremiato“.

Uno dei ricorsi è arrivato dalla Ong None of your Business dell’attivista austriaco per la difesa della privacy Max Schrems. Uno è stato rivolto contro Google in Francia, uno contro Instagram in Belgio, un altro contro Whatsapp in Germania e l’ultimo contro Facebook in Austria.

L’accusa, per tutti, è di offrire un “consenso forzato” sull’utilizzo dei dati personali: “Avete probabilmente visto queste finestre di pop-up che compaiono dappertutto, in cui si dice ‘Dovete accettare, altrimenti non potrete usare questo servizio’. Ora il GDPR dovrebbe vietare proprio questo”.

(Foto credits: Ansa)

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