Rohingya
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Quanto rischiano la vita i rifugiati Rohingya

In Bangladesh è partita la stagione monsonica e per i rifugiati Rohingya è iniziata una corsa contro il tempo: evitare che le piogge torrenziali provochino un’emergenza nell’emergenza, mettendo a rischio la vita soprattutto di migliaia di persone, tra cui tantissimi di bambini e donne. Per rispondere tempestivamente a questa crisi, l’UNHCR lancia la campagna “Sopravvivere è questione di tempo”, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere fondi a sostegno degli interventi di emergenza a favore della popolazione dei Rohingya.

Chi sono i Rohingya?

I Rohingya sono una minoranza musulmana apolide, una delle più perseguitate al mondo. Dal 25 agosto 2017, a seguito di un inasprimento delle violenze nei loro confronti, 670 mila Rohingya sono fuggiti dal Myanmar per raggiungere il Bangladesh. Più di tre quarti fra essi sono donne e bambini. Sono arrivati esausti, affamati e malati e le loro testimonianze sono agghiaccianti: raccontano di case, scuole, mercati e moschee distrutti, interi villaggi dati alle fiamme. Hanno subito uccisioni in massa, anche bambini, oltre a torture e violenza sessuali e di genere. Oggi, su questa popolazione, già segnata da sofferenze enormi, grava un’ulteriore drammatica minaccia: la stagione monsonica. Tra 150 e 200 mila rifugiati sono in grave pericolo di subire le conseguenze potenzialmente fatali di inondazioni e frane.

“Il livello di allerta per l’impatto potenzialmente devastante della stagione delle piogge è elevatissimo – afferma Felipe Camargo, rappresentante dell’UNHCR per il Sud Europa, da poco insediatosi a Roma dopo aver coordinato per alcuni mesi la risposta all’emergenza Rohingya. Insieme al governo del Bangladesh e ai partner stiamo lavorando senza sosta per evitare un’emergenza nell’emergenza. I rischi maggiori riguardano la salute e l’approvvigionamento di cibo, soprattutto per i bambini, il cui livello di malnutrizione è già superiore al limite d’emergenza. Tutti possono sostenere l’iniziativa – conclude Camargo – anche un piccolo contributo può fare la differenza”.

Le piogge rischiano di distruggere ciò che è stato fatto finora. Le strade di accesso all’insediamento possono venir bloccate da frane e diventare inaccessibili, isolando così l’insediamento e rendendo difficile l’approvvigionamento e la distribuzione di aiuti d’emergenza. Le frane possono spazzare via i pozzi e le latrine in ruscelli dove i rifugiati lavano gli indumenti e i bambini giocano. Il rischio di epidemie aumenta sensibilmente, specialmente quello di diffusione del colera. Oltre all’emergenza sanitaria, va affrontata quella relativa alla nutrizione e alla sicurezza alimentare. Il livello di malnutrizione fra i bambini in età compresa fra i 6 mesi e i 5 anni è superiore al limite d’emergenza. Meno dell’8% dei bambini nei campi di insediamento consuma una dieta considerata accettabile dagli standard minimi.

L’UNHCR sta lavorando senza sosta per prevenire un’eventuale ulteriore emergenza. Impermeabilizzare gli alloggi di emergenza e mantenere operativi i servizi sanitari in caso di forti piogge restano gli obiettivi prioritari, oltre alla fornitura delle provviste, vestiti, tende, materassini, medicinali sono le priorità. UNHCR ha inoltre intensificato gli aiuti umanitari per far fronte alle piogge monsoniche che già hanno iniziato ad abbattersi su Cox’s Bazar. Il 1 maggio è partito il primo di tre ponti aerei, che entro la fine del mese forniranno un totale di 10.000 tende, trasportando le prime 1.400 tende. Sempre entro la fine di maggio, e’ prevista la fornitura a tutte le famiglie un kit per alloggi di emergenza insieme a 80.000 kit per mettere in sicurezza gli alloggi.
Fino a oggi è pervenuto solo il 16% dei fondi richiesti dalla Nazioni Unite per l’operazione in Bangladesh.

La campagna può essere sostenuta sul sito unhcr.it
Oppure si può donare attraverso:
– conto corrente postale 298.000 (Causale Emergenza Rohingya)
– numero verde 800 298 000 (info e donazioni)
– IBAN IT84R0100503231000000211000 (Causale Emergenza Rohingya)

COSA E’ STATO FATTO DALL’UNHCR PER L’EMERGENZA ROHINGYA
Dall’inizio dell’emergenza, l’UNHCR ha lavorato insieme al governo bengalese e ai partner per organizzare logisticamente il trasporto e la distribuzione di grandi quantità di alimenti, di materiale per la costruzione di ripari di emergenza e altri aiuti salvavita. Nei primi 100 giorni di emergenza UNHCR ha trasportato per via aerea più di 1.500 tonnellate di aiuti di prima necessità in Bangladesh, fra cui 178.000 coperte, 93.000 teloni cerati per gli alloggi, 36.000 set di utensili da cucina, materassini per dormire, tende per famiglie, nastri adesivi, taniche e secchi. Inoltre ha garantito accesso ad acqua e latrine a più di 100.000 persone. In pochi mesi, sono state istituite 149 cliniche e 20 centri di vaccinazione. 50.000 alloggi sono stati costruiti, ma il 75% delle famiglia ancora è costretta a dividere l’alloggio con altre famiglie.

Visto l’elevato numero di nuovi arrivati, è stata necessaria l’estensione dell’insediamento di Kutupalong, che l’UNHCR ha realizzato insieme ai partner e al governo bengalese. Questo ha determinato la costruzione di strade, di latrine e pozzi, il miglioramento dei servizi igienico-sanitari già presenti e la distribuzione di materiale per la costruzione di ripari. Si stanno organizzando spazi sicuri per le vittime di violenza di genere e per i bambini e’ previsto un supporto psicologico. UNHCR sta inoltre garantendo assistenza medica per evitare epidemie. Per quanto riguarda i servizi igienico-sanitari e l’accesso ad acqua pulita, UNHCR e i partner sono riusciti a garantire gli standard minimi già durante la fase d’emergenza in quasi tutti gli insediamenti. Infine, l’UNHCR si sta impegnando a fianco dei governi del Bangladesh e del Myanmar per istituire un programma di rimpatri volontari che rispetti gli standard internazionali.