Napoli, arrestati due medici insospettabili che facevano affari per il clan della camorra

di Redazione | 17/05/2018

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Due medici napoletani, professionisti insospettabili, sono accusati di aver rilevato i ristoranti di camorristi in carcere per proteggere i loro interessi economici e di aver fatto investimenti e affari per conto della cosca criminale. È quanto emerge da un’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli, che ha portato a sei misure cautelari nella città partenopea. I due medici sono stati destinatari di una misura cautelare, emessa del gip di Napoli ed eseguita dalla Dia partenopea, insieme alla sorella e al cognato di un boss e a due affiliati.

I professionisti sono due fratelliLuigi e Antonio D’Ariun anestesista e un chirurgo estetico, in servizio presso due cliniche private napoletane dei quartieri di Chiaia e Vomero. La misura restrittiva riguarda anche Domenico Mollica, cognato del capoclan pentito Carlo Lo Russo e titolare di un’agenzia d’affari con sede nel centro direzionale di Napoli, insieme alla moglie Adriana Lo Russo, sorella di Carlo. Adriana Lo Russo è finita agli arresti per ricettazione aggravata per aver consegnato somme provenienti da attività illecite del clan ad esponenti della cosca. Gli altri due soggetti arrestati sono ritenuti intranei al clan Lo Russo.

Napoli, arrestati due medici che proteggevano gli interessi del clan della camorra

Luigi e Antonio D’Arì, rivelano le indagini della Dia di Napoli, era disponibili a proteggere gli interessi dei titolari di note attività di ristorazione di Napoli, in quel momento detenuti e sotto processo, acquisendone i ristoranti e divenendo vittime di estorsione da parte dei Lo Russo, per poi passare a fare affari e investimenti con i fiduciari per conto della cosca che ha la roccaforte nel quartiere di Miano. I due medici hanno dunque reimpiegato nei ristoranti cospicue somme di denaro proveniente da attività illecite della camorra, insieme a Mollica e a Mariano Torre, già componente del gruppo di fuoco del clan e attualmente collaboratore di giustizia.

Gli investimenti e le estorsioni

I due medici devono anche rispondere di favoreggiamento nei confronti dei titolari delle attività detenuti e sotto processo, per aver sottoscritto con l’amministrazione giudiziaria, negli anni 2013-2014, contratti di affitto di vari ristoranti all’epoca sequestrati, assicurandone la gestione di fatto e il conseguimento del profitto economico agli arrestati.

Mollica con Torre deve rispondere di estorsione nei confronti dei medici, costringendoli a versare una somma di denaro mensile, già pattuita con il precedente titolare di uno dei ristoranti.

(Foto di copertina da archivio Ansa: l’ingresso della sede della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli. Credit immagine: CESARE ABBATE / ANSA)

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