Regeni
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Caso Regeni. L’Egitto consegna all’Italia le immagini delle videocamere di sorveglianza della metro

Gli inquirenti italiani inviati al Cairo riceveranno dalle autorità egiziane le immagini delle videocamere di sorveglianza della metro 2 della capitale, dove è stato visto l’ultima volta Giulio Regeni.

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Si tratta di un passo significativo verso una ricostruzione oggettiva della vicenda legata al ricercatore friulano, trovato morto il 3 febbraio 2016 nella periferia della metropoli.

Il gesto è da leggersi nell’ottica della volontà degli alti quadri egiziani di fornire una e una sola versione dei fatti. Regeni, scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016, quinto anniversario della Rivoluzione che portò alla caduta di Hosni Mubarak, non ha ancora ottenuto una seppur minima giustizia.

Dopo due anni e mezzo non sappiamo neanche dove le forze di sicurezza egiziane abbiano prelevato Giulio. Se nel tragitto tra casa sua e la fermata Bohooth o se tra la stazione di Mohamed Naguib e il ristorante dove lo stava aspettando un suo amico italiano.

Secondo la legale della famiglia Alessandra Ballerini, che ha aderito allo sciopero della fame indetto da Paola Regeni, ha dichiarato che molto probabilmente le immagini saranno prive di data e ora, particolare non da poco.

Le autorità italiane, coadiuvate da un team russo specializzato nel recupero di immagini sensibili, hanno l’obiettivo di verificare la presenza di poliziotti o uomini dei servizi segreti all’interno della tratta percorsa da Giulio. Il lavoro di recupero richiederà 12 giorni lavorativi. La mole di dati da visionare è immensa: 108 terabyte.

Intanto sull’arresto dell’attivista egiziana Amal Fathy, accusata di terrorismo, è intervenuta anche l’europarlamentare del Pd Isabella De Monte: “Chiediamo alla Commissione europea di intervenire e mettere in campo ogni azione diplomatica e di pressione nei confronti delle autorita’ egiziane per chiedere la scarcerazione dell’attivista Amal Fathy“.

(Foto credits: Ansa)