Mezza maratona di Lucca, niente inviti agli africani: «Altrimenti vincono sempre loro»

di Redazione | 09/05/2018

mezza maratona lucca

Gli organizzatori parlano apertamente di «scelta ponderata». A noi, invece, sembra che quella di escludere gli atleti africani dalla mezza maratona Lucca, che si è svolta lo scorso 6 maggio, sia semplicemente una scelta infelice. «Non è assolutamente una questione di razzismo – ha però precisato Moreno Pagnini, presidente della Lucca Half Marathon – perché le iscrizioni erano aperte a tutti gli atleti senza alcuna discriminazione etnica. Solo che non volevamo più sottostare al diktat dei procuratori dei ‘top runner’, quindi abbiamo deciso di non invitarli».

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Mezza maratona Lucca, la versione degli organizzatori sugli atleti africani

Insomma, a sentire le parole degli organizzatori sembrerebbe più una questione di ‘politica sportiva’. Eppure, una cosa del genere fa davvero a pugni con lo spirito della manifestazione, che – in base ai dati della Fidal – è la prima in Toscana per numero di partecipanti. Una corsa famosa e prestigiosa, quindi, che non ha certo bisogno di queste trovate per farsi pubblicità.

«Quest’anno per la prima volta – ha spiegato il presidente al quotidiano Il Tirreno – abbiamo deciso di non invitare i top runner perché con loro non c’è gara, vincono sempre e invece noi volevamo che alla Lucca Half Marathon ci fosse competizione e agonismo fino al traguardo». Il riferimento è alle cosiddette ‘gazzelle’, quegli atleti che conferiscono prestigio alle manifestazioni sportive e che, molto spesso, vengono invitati dagli organizzatori della mezza maratona.

Mezza maratona Lucca, una riflessione

Quindi, non ci sarebbe stato alcun pregiudizio razziale. Il presidente della manifestazione ci tiene a ribadire che se un atleta kenyota o etiope si fosse iscritto autonomamente, pagando la quota necessaria a fargli ottenere la pettorina, sarebbe stato accettato. Intanto, per la prima volta dopo diversi anni, la Half Marathon di Lucca ha un podio tutto locale. La riflessione è d’obbligo: ma lo sport non ha bisogno del confronto con i più forti per poter dar vita a competizioni sane?