Doppio mandato, Beppe Grillo non farà rispettare il vincolo per Di Maio e gli altri parlamentari M5S

di Redazione | 08/05/2018

Doppio mandato

Il doppio mandato è il vincolo più importante del Movimento 5 Stelle. Presente sin dalla campagna per il Parlamento pulito lanciata nel primo V-Day, o Vaffa-Day, di Beppe Grillo nel 2007, obbliga tutti gli eletti M5S a lasciare le istituzioni dopo aver servito per due mandati.

Doppio mandato, Beppe Grillo non farà rispettare il vincolo per Di Maio e gli altri parlamentari M5S

Da questa regola, considerata sacra perché permette ai Cinque Stelle di mantenere la caratteristia di movimento dei cittadini e non di partito formato da politici di professione, si derogherà però per le nuove elezioni, che potrebbero svolgersi tra poche settimane. Luigi Di Maio all’assemblea dei parlamentari in cui ha comunicato la scelta di opporsi alla proposta del governo neutrale fatta dal presidente della Repubblica Mattarella ha fatto trapelare l’assenso di Beppe Grillo alla deroga al vincolo del doppio mandato. In caso di elezioni a fine luglio il M5S giustificherebbe questa scelta con la mancata partenza della legislatura.

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Grillo, che rimane il garante del M5S, non ha preso ancora una posizione pubblica, ma sembra difficile che Di Maio si sia esposto in un simile modo senza aver concordato con lui questa scelta. La deroga al vincolo del doppio mandato è essenziale per il capo politico dei Cinque Stelle per due motivi. Il primo è la conferma della sua candidatura a premier, che non verrebbe messa in discussione in elezioni presentate come una sorta di turno di ballottaggio dopo il voto del 4 marzo. Il secondo obiettivo, per certi versi più importante, è tranquillizzare il gruppo parlamentare.

 

Doppio mandato
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Con la deroga al vincolo del doppio mandato Di Maio può confermare le liste presentate alle scorse elezioni politiche, piene di deputati e senatori che avevano già svolto un mandato. Garantire una rielezione, oppure ottime chance di rielezione, è essenziale per mantenere compatto un gruppo parlamentare perplesso rispetto al mancato approdo al governo, e timoroso di fronte alla prospettiva di un nuovo voto.