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Altra giornata di sangue nella guerra infinita dell’Afghanistan

16 anni di guerra non sono serviti per mettere la parola fine al conflitto in corso in Afghanistan. Cambiano gli attori ma restano i luoghi martoriati da attacchi suicidi e attentati sanguinosi.

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Gli ultimi tre in cronologia di tempo sono avvenuti lunedì 30 aprile. I primi due a Kabul, il terzo a Kandahar, nel Sud.

Nella capitale il bilancio dei morti è salito a 25, di cui almeno 9 sono giornalisti. Nella provincia meridionale, in un attacco pianificato contro un convoglio della Nato hanno perso la vita 11 bambini di una scuola coranica.

A rivendicare l’azione è stato una filiale dell’Isis, operativa da tempo nel Paese. Nuovi protagonisti per nuove stragi, in una guerra che sta logorando l’Afghanistan e le sue istituzioni.

A ottobre, nel quadro di un processo di pace promosso dal presidente Ashraf Ghani, sono previste le elezioni legislative e dal 14 aprile sono in corso le pratiche di registrazione.

L’Isis e i talebani hanno risposto negativamente a una tale prospettiva lanciando diverse offensive. Oltre ai 36 morti di lunedì, il 22 aprile il gruppo terroristico dello Stato Islamico ha attaccato un centro per il rilascio di documenti d’identità uccidendo almeno 60 persone.

Tre gioni dopo, il 25, i talebani hanno lanciato la “campagna di primavera” contro gli “infedeli”, affermando che la presenza americana in Afghanistan “impedisce ogni chance di pace e contribuisce a prolungare la guerra in corso“.

(Foto credits: Ansa)