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Veneto. Negano l’ingresso allo stadio a una squadra di migranti, 14 dirigenti deferiti

Un caso di buona accoglienza attraverso il calcio si è trasformato in un incubo per una squadra di migranti, che si è vista negare l’accesso allo stadio dove era ospitata per le partite in casa.

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Succede a Cona, in provincia di Venezia, dove si trova un centro d’accoglienza. Da lì alcuni profughi erano riusciti, tramite l’allenatore locale Gino Mez, a formare la società del Campo Cona, composta interamente da richiedenti asilo. Dopo un periodo di allenamenti e fatica, arriva la più bella delle notizie: l’iscrizione a un campionato amatoriale.

Le “mura amiche” vengono offerte dal Pegolette di Cona. L’esperienza si fa subito entusiasmante, con due ragazzi che riescono a fare il salto di categoria entrando nella società “maggiore”.

Da qui cominciano arrivare solo brutte notizie. Uno dei due tesserati, un diciannovenne del Bengala, si ammala e in ospedale viene paventata l’ipotesi che si tratti di meningite.

I medici, vista la gravità della situazione, spiegano ai genitori del Pegolette che al centro di Cona sono tutti vaccinati, tuttavia in un ambiente che vede stipate 1.500 persone la possibilità che si possano diffondere malattie esiste.

La società decide così di appendere un cartello all’entrata dello stadio: «Per ragioni di igiene e sanità pubblica è sospeso l’accesso all’impianto sportivo a tutte le persone accolte presso il campo base di Cona in attesa di essere sottoposte ai previsti controlli sanitari e vaccinazioni».

Una soluzione che all’inizio sembra reggere ma, quando la meningite viene esclusa, il cartello della discordia rimane senza che vengano fornite ulteriori giustificazioni.

Gino Mez e gli altri collaboratori dei migranti si dimettono in segno di protesta nonostante al Campo Cona venga consentito di terminare la stagione giocando le restanti partite tutte fuori casa.

Lunedì 23 aprile, riporta l’edizione cartacea di Repubblica, 14 dirigenti del Pegolotte sono stati deferiti dalla procura federale della Figc «per aver tenuto un comportamento discriminatorio».

(Foto credits: Facebook)