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Sana Cheema, la sua morte è un giallo: ma i politici hanno già deciso com’è andata

Nel corso della giornata di ieri, partendo da una notizia battuta dal Giornale di Brescia, è emersa la vicenda di Sana Cheema, una ragazza di 25 anni originaria del Pakistan, che sarebbe stata uccisa dal padre e dal fratello perché aveva espresso il desiderio di sposarsi con un ragazzo italiano. Tuttavia, questa versione dei fatti non trova ancora conferme ufficiali. Secondo i cronisti della testata, i parenti di Sana sarebbero da giorni in stato di fermo a Gujrat, denunciati dalla madre della ragazza.

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Sana Cheema cosa sappiamo della sua morte

Per le fonti ufficiali, però, Sana Cheema sarebbe morta in seguito a un malore, mentre il padre l’accompagnava in macchina in ospedale. E sarebbe stato lo stesso genitore a raccontare questa versione all’attuale inquilino della casa in cui la ragazza viveva a Brescia. Sana Cheema sarebbe già stata sepolta in patria, mentre non sarebbe stata eseguita alcuna autopsia sul suo corpo.

Insomma, la storia originale – quella dell’omicidio familiare a causa delle scelte della ragazza che si sarebbe rifiutata di sottoporsi a un matrimonio combinato – non trova un riscontro nei fatti. I punti fermi della vicenda sono molto pochi, tra cui quello del rientro in Pakistan della 25enne a metà gennaio. Da allora, gli amici italiani che frequentava non hanno avuto più sue notizie.

Sana Cheema cosa sappiamo, la condanna del mondo politico

Tuttavia, l’opinione pubblica del nostro Paese sembra già aver «deciso» le circostanze della morte della ragazza. Matteo Salvini ha già condannato duramente l’episodio, sostenendo che in Italia «non c’è spazio per chi porta questa cultura». Ancora più esplicita la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che sui social network ha espresso il suo pensiero:

«Da queste “culture” che piacciono tanto alla sinistra non abbiamo niente da imparare» – ha affermato la Meloni, incentrandosi ancora una volta sulle «differenze» tra gli islamici e il modo di vivere degli italiani. Una tragedia che è già stata strumentalizzata, insomma, prima ancora che si possa dare una versione definitiva delle circostanze all’interno delle quali si è sviluppata.