Gli Stati Uniti impongono per la terza volta in un mese nuove sanzioni alla Russia

di Matteo Garavoglia | 16/04/2018

nucleare

L’ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite Nikki Haley ha dichiarato domenica 15 aprile che gli Stati Uniti sono pronti a imporre nuove sanzioni alla Russia per il suo appoggio al presidente della Siria Bashar al-Assad, reo di avere attaccato con armi chimiche la sua popolazione a Duma il 7 aprile scorso.

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È la terza volta nel giro di un mese che Washington agisce con queste modalità. La prima per le interferenze di Mosca nelle elezioni americane del 2016; la seconda per il caso legato all’ex spia russa Sergei Skripal.

Se in un primo momento il presidente Donald Trump e Vladimir Putin sembravano intenzionati ad aprire un canale di dialogo, visti gli ultimi sviluppi internazionali l’asse Washington-Mosca si è raffreddato. E di molto.

Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha commentato così la decisione della Casa Bianca: “Le nuove sanzioni anti-russe annunciate dagli Stati Uniti non hanno alcun legame con la situazione in Siria ma sono dirette a ostacolare Mosca sui mercati internazionali. La campagna di sanzioni contro la Russia sta davvero assumendo i contorni di un’ossessione: le consideriamo illecite, contrarie al diritto internazionale e alle regole del WTO“.

Nella notte tra venerdì e sabato 14 aprile l’esercito americano, congiuntamente con Regno Unito e Francia, ha lanciato un’offensiva aerea contro alcuni stabilimenti legati nella produzione di armi chimiche in Siria. L’attacco è stato salutato da Trump come un vero e proprio successo.

Resta da capire cosa succederà nelle prossime settimane. Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, in un’intervista rilasciata a France 24, ha affermato di avere convinto Trump a continuare le operazioni dell’esercito americano in territorio siriano.

Il presidente degli Stati Uniti ha tuttavia smentito questa possibilità, rilanciando piuttosto la notizia di un’imminente smobilitazione delle sue truppe (circa 2.000 uomini), anche perché sarebbero impegnate contro l’Isis e non contro Assad.

Il Regno Unito, tramite il ministro degli Esteri Boris Johnson, ha dichiarato che l’offensiva vicino a Damasco è stata lanciata per dare il messaggio che “quando è troppo è troppo”.

Nel frattempo, per fare piena luce sul presunto attacco chimico, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche ha mandato dei suoi investigatori in Siria.

(Foto credits: Ansa)