Escrementi contro casa Kyenge, il vicino: «Il marito non raccoglie i bisogni del cane»

16/04/2018 di Redazione

Nelle scorse ore si era parlato di uno spregevole atto razzista nei confronti della ex ministra Cecile Kyenge: la sua casa di Castelfranco Emilia (in provincia di Modena) era stata bersaglio di un lancio di escrementi. Per questo motivo, la Kyenge aveva ricevuto la solidarietà di tutto il mondo politico, da esponenti del Partito Democratico, ma anche di alcuni partiti della coalizione di centro-destra. Ma il fatto – secondo quanto riporta Il Resto del Carlino – deve essere derubricato a una semplice lite tra vicini di casa.

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Escrementi contro casa Kyenge, com’è andata davvero

«Non si è trattato di alcun atto xenofobo – ha spiegato un uomo che, in forma anonima, ha confessato di essere l’autore del gesto -, ma di esasperazione nei confronti dell’inciviltà di suo marito. Mi scuso per quello che ho fatto, ma a volte si cede alla rabbia e si possono mettere in campo delle reazioni spropositate».

Secondo l’anonimo autore del gesto, il lancio di escementi sulla parete della casa della Kyenge sarebbe dovuto a una pessima abitudine da parte del marito dell’ex ministro. «Il coniuge – ha riferito l’uomo a Il Resto del Carlino – non pulisce mai le deiezioni del suo cane di grossa taglia e, all’ennesimo episodio, non ci ho visto più: ho raccolto le feci e le ho gettate nel loro giardino. L’animale fa le sue cose sul marciapiede o sulla ciclabile dove passiamo con i nostri bambini».

Escrementi contro casa Kyenge, la solidarietà del mondo politico

L’uomo ha affermato di essere stato testimone oculare della «distrazione» del marito della Kyenge e ha riferito anche di un colloquio avuto con lui in merito alle deiezioni del cane: «L’ho visto con i miei occhi e l’ho richiamato – ha raccontato -. Lui si è giustificato dicendo di non essersene accorto. Quando, però, giovedì è successa la stessa cosa, non ci ho visto più».

Sull’episodio si era sollevata una vera e propria indignazione politica: sia Piero Fassino, sia Annamaria Furlan, ma anche il forzista Enrico Aimi avevano condannato il gesto e lo avevano definito inqualificabile. Ma le cose non sembrano essere andate come sono state descritte fino a questo momento.

«A memoria mia e di tutta la nostra famiglia – ha scritto la Kyenge in una nota diffusa nel primo pomeriggio -, non abbiamo ricordo di liti con i nostri vicini e non abbiamo il sospetto che qualcuno, nel nostro quartiere, possa avercela con noi in generale, ed in particolare a proposito del nostro cane Zibi, tanto da raccogliere presunti escrementi di quest’ultimo in giro e rilanciarceli sui muri e sui cancelli. Mi pare un tentativo di attribuire al nostro cane le responsabilità di un gesto d’odio compiuto proprio contro di me e la mia famiglia».

 

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