Tirreno Power, rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario i manager della centrale di Vado Ligure

di Redazione | 13/04/2018

Tirreno Power

Tirreno Power, un processo contro i più importanti manager della centrale di Vado Ligure, in provincia di Savona, deciderà le responsabilità nel sospetto aumento di morti avvenuti nelle zone vicine all’impianto di produzione di energia elettrica a carbone. Tutti gli indagati di Tirreno Power, dirigenti aziendali e componenti del Consiglio di amministrazione, sono stati rinviati a giudizio per i reati di di disastro ambientale e sanitario colposo.

Tirreno Power, rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario i manager della centrale di Vado Ligure

Il giudice per le indagini preliminari della procura di Savona ha accolto le richieste dei pubblici ministeri, che hanno proseguito l’inchiesta avviata  dall’allora procuratore Francantonio Granero, ora in pensione. Secondo l’accusa per responsabilità della Tirreno Power si sarebbero verificate  427 morti definite “anomale” tra il 2000 e il 2007 per malattie respiratorie e cardiovascolari.

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Secondo perizie in mano alla procura, tra il 2005 e il 2012 sono stati oltre 2 mila i ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari, che i magistrati ritengono dovuti alle emissioni della centrale. Nello stesso periodo sono stati 586, sempre secondo la procura, i bambini ricoverati per patologie respiratorie, come scrive il Secolo XIX. .

 

Sono stati rinviati a giudizio, tra gli altri, Giovanni Gosio, direttore generale di Tirreno Power dal 2003 al 2014 e Massimo Orlandi, più volte presidente del Cda e componente del Comitato di Gestione. Andranno a processo diversi consiglieri di amministrazione e direttori di dipartimento e manager che hanno  guidato Tirreno Power dal 2004 al 2014.  L’inchiesta si era chiusa il 17 giugno 2015 con 86 indagati, tra i quali figuravano anche politici e amministratori locali, tra i quali l’ex presidente della Regione Liguria Claudio Burlando e tutta la sua giunta.

Tirreno Power
La centrale elettrica Tirreno Power di Vado Ligure (Savona), che è stata sequestrata, 11 marzo 2014. ANSA/LUCA ZENNARO

La posizione di tutti i politici e degli amministratori locali era stata archiviata, così come quella di  numerosi altri indagati. L’inchiesta aveva portato al sequestro della centrale di Vado Ligure, l’11 marzo del 2014, per presunte violazione all’ Aia. Il processo inizierà l’11 dicembre davanti al giudice Francesco Giannone e  vedrà come parti civili Anpana, Greenpeace, Legambiente, Medicina Democratica, Uniti per la salute e Wwf e il Ministero dell’Ambiente. Il Movimento Cinque Stelle ha chiesto al governo di costituire anche il ministero della Salute come parte civile contro Tirreno Power.

Per Tirreno Power «il rinvio a giudizio è un passaggio obbligato dopo un decennio di indagini e imputazioni che si sono progressivamente alleggerite. Il processo sarà l’occasione per fare finalmente chiarezza su una vicenda in cui alcuni consulenti tecnici della Procura sono i medesimi che avevano chiesto la chiusura dell’impianto a carbone e le cui metodologie sono già state sconfessate in altre sentenze. Tirreno Power ha sempre rispettato scrupolosamente tutte le leggi che regolavano l’esercizio della centrale alimentata a carbone e tutti i limiti di emissione, fatto non contestato dalla stessa accusa. Le rilevazioni ufficiali dimostrano che i contributi delle emissioni della centrale nell’ambiente erano irrilevanti e infatti ad anni di distanza dalla chiusura dell’impianto a carbone i dati della qualità dell’aria non si sono modificati.  Tirreno Power è impegnata con le amministrazioni locali per un futuro di lavoro e di sviluppo del territorio nel quale continuerà ad operare con la centrale alimentata a gas a Vado Ligure e con gli impianti idroelettrici sugli Appennini delle regione».

 

Posizione opposta da parte del presidente nazionale di Legambiente,  Stefano Ciafani, che in merito al rinvio a giudizio, ha sottolineato: «Il carbone fa male al clima, all’ambiente e alla salute dei cittadini come è emerso con il rinvio a giudizio per la Tirreno Power di Vado Ligure. Ora si acceleri l’uscita effettiva dal carbone entro il 2025 come stabilito dalla Sen. Per questo al prossimo Governo ricordiamo l’urgenza di un cambio di rotta nella politica energetica di questo Paese con atti concreti e un impegno reale per accelerare l’abbandono del carbone. È ora di dire basta anche ai sussidi e alle politiche a favore delle fonti fossili, ed è fondamentale incentivare sempre di più politiche che spingano l’efficienza, le fonti rinnovabili e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio italiano», come riporta Greenreport.it.