Trattato di Caen, la bufala di Diego Fusaro sul «PD che ha venduto il mare alla Francia»

di Andrea Mollica | 22/03/2018

Trattato di Caen

Trattato di Caen, una nuova bufala. Diego Fusaro ha iniziato a scrivere per Affariitaliani.it, uno dei siti più visitati in Italia – complimenti da parte nostra – e in uno dei suoi primi “Lampi di pensiero”, il nome della sua rubrica, ha ripreso una bufala che sta girando in questi giorni.

Trattato di Caen, la bufala di Diego Fusaro sul «PD che ha venduto il mare alla Francia»

Scrive Fusaro: «Ci mancava solo questa. La misura è davvero colma. Ci mancava solo che scoprissimo, come in parte in verità già sapevamo, che il governo del PD aveva pure venduto il mare italiano. Venduto, svenduto o ceduto: poco importa in questo caso, quando il bene in questione è il bene più prezioso tra i beni comuni in fase di privatizzazione. Tale è la patria, la nostra Italia. Emerge ora che il governo PD al servizio dell’apolide aristocrazia finanziaria ha ceduto alla Francia parte del mare situato tra la Corsica e la Toscana. Non v’è altro da aggiungere».

Trattato di Caen, le cose da sapere

Quello che ha scritto Diego Fusaro è falso, come gran parte dei post più condivisi sui social media relativa al trattato di Caen. Gli elementi di falsità su quanto afferma Fusaro, come fatto nei giorni scorsi anche da Giorgia Meloni o Matteo Salvini, sono principalmente due, più un terzo aspetto più politico. Il trattato di Caen è un accordo internazionale tral’Italia e uno Stato estero, e secondo l’articolo 80 della nostra Costituzione le intese con i Paesi stranieri possono essere recepite nel nostro ordinamento solo con una legge, che il Parlamento per ora non ha approvato, come ricordato pochi giorni fa dal ministero degli Esteri.

Relativamente alle dichiarazioni di alcuni esponenti politici su possibili cessioni di acque territoriali alla Francia, si osserva che esse sono prive di ogni fondamento.

L’accordo bilaterale del marzo 2015 non  è stato ratificato dall’Italia e non può pertanto produrre effetti giuridici.

I confini marittimi con la Francia sono pertanto immutati e nessuno, a Parigi o a Roma, intende modificarli.

Quanto alla data del 25 marzo essa, come informa l’ambasciata di Francia a Roma, riguarda semplicemente “una consultazione pubblica nel quadro della concertazione preparatoria di un documento strategico” sul Mediterraneo che si riferisce al diritto ed alle direttive europee esistenti e che non è volta in alcun modo a “modificare le delimitazioni marittime nel Mediterraneo”. L’ambasciata riconosce che “le cartine circolate nel quadro della consultazione pubblica contengono degli errori (in particolare le delimitazioni dell’accordo di Caen, non ratificato dall’Italia)” e aggiunge che “esse saranno corrette al più presto possibile”. 

Si informa infine che a breve si terranno consultazioni bilaterali previste a scadenze regolari dalla normativa UE al solo fine di migliorare e armonizzare la gestione delle risorse marine tra i Paesi confinanti, nel quadro del diritto esistente.

 

L’altra falsità, come ricorda il comunicato della Farnesina, riguarda il contenuto del trattato di Caen. Questo accordo, non ancora ratificato, non muta i confini marini  dell’Italia – quindi non vende il mare, in sostanza, per dirla à la Fusaro o à la Meloni – «non “cede” nulla, ma anzi per la prima volta, fissando in modo chiaro le aree di competenza tra Italia e Francia, potrà dare concreta attuazione all’obiettivo di proteggere i mari italiani anche oltre le 12 miglia dalla costa, che costituisce attualmente il limite del mare territoriale», come ricordava il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova in una risposta a un’interrogazione parlamentare di due anni fa.

 

 

La terza falsità riguarda il PD. Nella risposta di Della Vedova, il ministero degli Esteri indicava come l’accordo di Caen sia stato siglato dopo una lunga trattativa iniziata nel 2006 e finita nel 2012, quindi sostanzialmente quando mai il PD è stato al governo. L’accordo è stato poi siglato nel 2015, quando Matteo Renzi era presidente del Consiglio, ma come spesso capita sui temi di politica internazionale l’intesa era stata trovata dopo una lunghissima trattativa con la Francia.

 

La data del 25 marzo circolata in seguito al post di Giorgia Meloni come entrata in vigore del trattato di Caen si riferiva alla consultazione pubblica della Francia in merito all’accordo, come indicato anche da un comunicato del ministero dell’Ambiente francese. Secondo il diritto internazionale – la Convenzione di Montego Bay – i confini di ogni Paese si estendono, sul mare, per un massimo di dodici miglia, misurate a partire dalla linea di base. La misurazione della linea di base, che corrisponde alla linea della bassa marea, è disciplinata dalla convenzione. L’Italia e la Francia hanno quindi firmato un accordo non per cedere il proprio mare, bensì per disciplinare l’utilizzo delle acque non territoriali che non appartengono a nessuno dei due.