Cos’è «Disease X», la malattia perfetta (e ancora sconosciuta) che spaventa l’Oms

di Redazione | 13/03/2018

Disease X

Essere preparati all’imponderabile. È una missione concreta per l’Oms che nulla ha a che fare con esperienze fantascientifiche alla Inferno di Dan Brown. Si tratta di un’emergenza reale che, in quanto tale, è stata inserita all’interno del più recente piano globale per accelerare la ricerca e lo sviluppo durante un allarme rosso sanitario. Ha un nome ben preciso e si chiama «Disease X».

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COS’È IL DISEASE X, LA MALATTIA PERFETTA

Di cosa si tratta? Semplicemente di quella che potremmo definire «la malattia perfetta», potenzialmente distruttiva e, soprattutto, imprevedibile. «Disease X – si legge nel report – rappresenta la consapevolezza che una grave epidemia internazionale potrebbe essere causata da un agente patogeno attualmente sconosciuto a causare malattie umane». Per questo l’Oms lo sta inserendo all’interno delle sue priorità.

Ma come può l’Organizzazione mondiale della sanità prepararsi a qualcosa che non conosce? Innanzitutto pianificando il metodo. Nelle linee guida previste dal report, si indicano esattamente le strategie da seguire per isolare un eventuale virus ignoto e predisporre, in un brevissimo periodo di tempo, un vaccino efficace contro la malattia.

DISEASE X, COME SI STANNO PREPARANDO I MEDICI

Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale statunitense per le allergie e le malattie infettive, ha affermato: «In questi casi, si lavora di esperienza: non ci aspettavamo il virus Zika, non ci aspettavamo Ebola: nella maggior parte dei casi dobbiamo fronteggiare delle emergenze che nemmeno immaginavamo». Importante, a questo proposito, lo studio di intere classi di virus che possono dare dei segnali adatti a fronteggiare una malattia nuova e totalmente sconosciuta.

Disease X, quindi, non è qualcosa di concreto, ma una possibilità – quantomai verosimile – che va comunque presa in considerazione. Per evitare di incorrere in tragedie umanitarie: nel settore della sanità – specialmente su larga scala – la programmazione è fondamentale.

(Photo: Axel Heimken/dpa)

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