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Ma dopo il voto che succede? La road map verso il nuovo governo

Ma quando arriva il nuovo governo? È una domanda che si pongono milioni di italiani dopo le Elezioni Politiche del 4 marzo che ci hanno consegnato due Camere prive di una maggioranza chiara. L’insufficienza numerica di centrodestra e Movimento 5 Stelle, e il tracollo del Pd che ha governato negli ultimi 5 anni, rende difficile individuare una coalizione che possa accordarsi per sostenere un esecutivo. Per questo gli occhi sono ora puntati sulla road map che dal voto bisognerà seguire fino alla formazione del governo.

La road map dal voto alla nascita di un nuovo governo

Ci vorrà almeno un mese per avviare del tutto la nuova legislatura, la 18esima della storia della Repubblica, per ‘mettere in moto’ la macchina parlamentare e formare un esecutivo. Con la conclusione dello scrutinio delle schede di Camera e Senato e quindi con l’individuazione dei 630 deputati e 315 senatori eletti comincia innanzitutto un confronto tra partiti e movimenti per trovare un’intesa politica che possa generare una maggioranza a Montecitorio e a Palazzo Madama. In un secondo momento ha inizio anche il lavoro per la scelta dei nuovi presidenti delle Camere. Più nel dettaglio, l’8-9 marzo gli eletti possono cominciare a registrarsi alla Camera e al Senato. A Montecitorio e Palazzo Madama viene scattata la foto di rito di onorevoli e senatori, vengono sbrigati adempimenti burocratici e viene consegnato il tesserino da parlamentare.

La prima seduta delle Camere è in programma per il 23 marzo. Esistono vari criteri per stabilire chi deve presiedere le assemblee, stabiliti dai regolamenti parlamentari. Al Senato a fare da presidente sarà il senatore più anziano, ovvero l’ex Capo dello Stato e senatore a vita Giorgio Napolitano. Alla Camera invece a presiedere dovrebbe essere il vicepresidente della passata legislatura che ottenne più voti: l’onorevole del Pd Roberto Giachetti, che nel 2013 conquistò 253 voti battendo Luigi Di Maio e Maurizio Lupi. La prima seduta a Montecitorio e Palazzo Madama sarà dedicata all’elezione dei nuovi presidenti. In assenza di accordo le votazioni possono anche durare alcuni giorni. Alla Camera c’è bisogno della maggioranza dei due terzi dell’assemblea nei primi tre scrutini, poi la maggioranza assoluta, fino alla scelta di un presidente. Al Senato invece la votazione non può rubare più di un paio di giorni perché dopo tre votazioni, se nessuno ottiene la maggioranza assoluta, si svolge un ballottaggio tra i due più votati.

Le consultazioni al Quirinale tra fine marzo e inizio aprile

Il 25 marzo è invece la data entro la quale deputati e senatori devono comunicare il gruppo parlamentare d’appartenenza. Entro il 27 marzo, poi, i gruppi parlamentari dovranno eleggere il loro presidente. Dopo l’elezione dei presidenti delle Camere e dopo la formazione dei gruppi parlamentari, il presidente del Consiglio si dimetterà. Paolo Gentiloni, dunque, dovrebbe rassegnare le dimissioni tra fine marzo e inizio aprile. È solo a quel punto che partiranno al Quirinale le consultazioni del presidente della Repubblica per un nuovo governo. Le consultazioni potrebbero cominciare anche durante la settimana santa, Pasqua quest’anno cade il primo aprile. Al Colle saliranno dal presidente della Repubblica i presidenti delle Camere, l’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano e i rappresentanti dei gruppi parlamentari. Dopo il giro di consultazioni Sergio Mattarella deciderà a chi affidare l’incarico. Le soluzioni sono principalmente due: incarico esplorativo in caso di situazione poco chiara o incarico pieno per formare l’esecutivo in presenza di un accordo solido tra i gruppi. Intanto Gentiloni continuerà a restare in carica per gli affari correnti. Se l’incaricato per la formazione di un nuovo esecutivo scioglierà la riserva, presenterà al capo dello Stato una sua lista dei ministri, giura al Quirinale e poi va alle Camere per chiedere la fiducia. Se invece rinuncerà, prenderà avvio un nuovo giro di consultazioni del presidente della Repubblica.

(Foto: ANSA / GIUSEPPE LAMI)