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La ‘ndrangheta va alla conquista dell’Est Europa (con le mafie straniere)

La potenza economica e militare delle mafie trova terreno fertile nell’Europa dell’Est. Gli affari dei clan, italiani e non, si espandono in terra straniera sulla spinta di un solido intreccio, il solito, tra imprenditoria, politica e organizzazione criminale. È quanto emerge, quanto ci ricorda e conferma, la vicenda di Jan Kuciak, il giornalista slovacco che stava indagando sulla ‘ndrangheta nel suo Paese, ucciso con la fidanzata a Bratislava. Ne parla oggi Roberto Saviano su Repubblica, evidenziando come già a partire dagli anni ’80 paesi come Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia fossero diventati terre di conquista.

La ‘ndrangheta nei paesi dell’Est, una caccia ai fondi europei

Le organizzazioni criminali mafiose, ha spiegato, possono essere considerate i primi gruppi imprenditoriali occidentali ad aver avuto rapporti costanti con i regimi comunisti: un’autostrada che i clan hanno usato per insediarsi in tutti i Paesi Europei. Non potevano comprare proprietà ma potevano sfruttare la corruzione per ottenere la gestione di traffici illeciti e il monopolio di prodotti occidentali che venivano contrabbandati nei paesi del socialismo reale. Un legame, quello con l’Est, consolidatosi poi dopo la caduta del Muro di Berlino, con le mafie che alle aziende occidentali offrivano manodopera a basso costo, velocità di produzione e assenza di sindacati. Erano diventate una sorta di agenzie di servizi che in poco tempo tempo risolvevano problemi amministrativi e burocratici.

Saviano spiega che se venisse confermata la pista dell’esecuzione della ‘ndrangheta, significherebbe che l’organizzazione ha avuto  la necessità di intervenire velocemente per bloccare le informazioni. Kruciak sopperiva, con altri colleghi, all’assenza di indagini delle polizie e di attenzione politica sul tema dell’infiltrazione mafiosa nel tessuto economico sociale nei Paesi dell’Est. In Slovacchia non esiste il reato di associazione mafiosa, impenditori locali sono legati a famiglie calabresi vicine alle ‘ndrine di Bove Marina, che dopo l’89 sono arrivate nel Paese per gestire il business agricolo, usato come copertura per ottenere i fondi europei messi a disposizione per il settore, con il silenzio assenso del governo. Il primo business, spiega ancora Saviano, resta quello delle armi:

La Cecoslovacchia, rispetto agli altri Paesi est-europei, vanta un bene profondamente ambito, un bene progettato nel 1958 dall’Ing. Jirí Cermák: il VZ58, un fucile d’assalto da 800 colpi al minuto, variazione dell’AK47, ma meno costoso. Sulle migliaia di fucili nei depositi dell’ex esercito cecoslovacco nasce il grande affare delle organizzazioni criminali italiane. Le armi cecoslovacche non fanno gola solo alle mafie italiane: gli attentatori dell’Isis che nel 2015 colpirono la sede di Charlie Hebdo e il supermercato Hyper Cacher di Parigi imbracciavano armi rottamate dell’esercito comunista cecoslovacco. Il business delle armi con le mafie italiane riguarda tutta l’Europa dell’Est: nel febbraio del 1986 venne intercettata una telefonata in cui esponenti del clan Nuvoletta trattavano l’acquisto di un carro armato Leopard con l’allora Germania dell’Est.

(Foto: un fermo immagine tratto da un video mostra un momento di una maxi operazione dei Carabinieri del Ros e di quelli del Comando provinciale di Crotone contro la ‘ndrangheta, denominata ‘Stige’, con arresti in diverse regioni italiane e in Germania. Credit: ANSA/ UFFICIO STAMPA)