La barzelletta di Berlusconi è un contenuto sessuale su cui Google non mette la pubblicità

di Gianmichele Laino | 01/03/2018

multa google

Se l’editoria online sta messa così è anche un po’ colpa delle controverse indicazioni che arrivano da parte dei giganti del web. Facciamo un esempio che riguarda Giornalettismo (ma che, immaginiamo, possa essere esteso anche alle altre testate online). Google – com’è noto – pubblica i cosiddetti adv sui singoli articoli. Si tratta di pubblicità che consentono agli editori di monetizzare (molto poco).

GOOGLE BLOCCA ADV, LA BARZELLETTA DI BERLUSCONI

Tuttavia, il motore di ricerca sceglie – a quanto pare con molta cura – quali siano i contenuti su cui inserire questi banner pubblicitari. O meglio, sceglie su quali contenuti non metterli. I casi specifici che riguardano Giornalettismo hanno un certo non so che di esilarante (e di inquietante). Nella lista dei vari articoli ritenuti «non monetizzabili» da Google, ad esempio, è finito anche un pezzo (datato ottobre 2015) riguardante una barzelletta raccontata da Silvio Berlusconi.

La storiella parla di un certo commendator Bestetti sorpreso dalla famiglia a frequentare un night club. Insomma, perfetto stile da «Menomale che Silvio c’è». Bene, l’articolo non fa altro che riproporre – senza particolari infiocchettature – la barzelletta del leader di Forza Italia. Eppure, Google ci ha avvisati sostenendo che l’articolo presentava delle violazioni perché ritenuto «contenuto per adulti o contenuto sessuale».

Analoga sorte è toccata all’articolo intitolato «Le scene dei cartoni animati della tua infanzia censurate a tua insaputa». Qui, oltre alla violazione di carattere sessuale, si aggiunge l’aggravante del «contenuto illecito causa pedofilia». Stessa motivazione fornita, del resto, per un articolo riguardante una deprecabile bambola gonfiabile a forma di bambina, scritto nel 2013 per denunciare il fenomeno e per dare spazio, ovviamente, all’associazione che ha fatto partire la segnalazione della censurabile compra-vendita.

GOOGLE BLOCCA ADV, LE BATTAGLIE ANIMALISTE E I FATTI DI CRONACA NERA

E che dire, poi, delle nostre denunce animaliste? Sugli articoli su cani uccisi dalla folla o sui pulcini più deboli che vengono triturati vivi in grandi stabilimenti italiani di incubazione di pollame, gli adv sono stati bloccati perché i contenuti sono cruenti e violenti. Evidentemente, se abbiamo messo in evidenza queste tematiche, non era certo per applaudire questi fenomeni. Purtroppo, le violazioni dei diritti degli animali sono di per sé episodi cruenti. Non c’è altro modo per trattarle se non con una cronaca pura e semplice dei fatti.

Sempre a proposito di cronaca, poi, Google è stato in grado di bloccare gli adv anche per articoli che riguardavano episodi di attualità particolarmente efferati: storie di stupri e di stragi che sono stati raccontati sempre restando fedeli ai fatti reali. A suo modo, anche questa è una forma di censura. E a farne le spese sono sempre i soliti noti, in piena buona fede.

Non ci resta che domandarci: perché Google, che di certo non è un editore, fa ingerenze editoriali?

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