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I motivi della capriola di Trump sul controllo delle armi negli Stati Uniti

Hanno suscitato molto stupore le parole con cui il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di voler imporre un maggiore controllo sull’uso delle armi negli Stati Uniti, come il divieto di possederne una per chi soffre di disturbi mentali e l’autorizzazione alla vendita vietata ai minori di 21 anni.

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“Sarebbe bello avere una legislazione  che possa mettere tutti d’accordo”, ha dichiarato Trump durante un incontro con alcuni membri del Congresso alla Casa Bianca e ripreso dalle telecamere. Il tycoon si è rivolto ai legislatori che, dopo la strage del 2013 nella scuola elementare Sandy Hook in Connecticut, non erano riusciti a far passare un emendamento stringente sull’uso delle armi, a causa dell’opposizione dell’ala repubblicana e dell’NRA (la National Rifle Association). All’epoca lo smacco per Obama fu evidente, ma oggi Trump ha la capacità di proporsi come riformatore in un campo così delicato?

Il presidente americano rincorre due obiettivi: calmare le acque dopo le dichiarazioni sulla possibilità di armare direttamente gli insegnanti poche ore dopo la strage in Florida e ampliare il bacino elettorale in vista delle elezioni di mid-term del 6 novembre dove rischia di essere sconfitto dai democratici (l’84% degli americani si definisce favorevole a una legge che aumenti i controlli).

C’è, tuttavia, un’altra lettura che suggerisce l’assoluta confusione politica di Trump, capace solo di seguire il momento, come ha fatto trapelare il senatore repubblicano John Cornyn: “La politica viene chiamata l’arte del possibile per una ragione. Molte proposte suonano come idee interessanti, ma non per questo riusciremo a raccogliere i voti per applicarle”.

Nonostante le dure parole del presidente americano contro la lobby delle armi, l’influenza di quest’ultima resta ancora molto, troppo forte.

(Credits foto: Ansa/Abaca)