Dries Mertens aiuta i senzatetto e i bambini poveri negli ospedali di Napoli

di Redazione | 01/03/2018

Dries Mertens

Dries Mertens è uno degli idoli di Napoli. L’attaccante belga è riuscito nella difficile impresa di sostituire Gonzalo Higuain andato alla Juventus, diventando una delle punte più profiliche del nostro campionato. Grazie ai tantissimi gol e alle sue grandi giocate Napoli si è innamorata di Mertens, un grande giocatore che è anche una grande persona.

Dries Mertens aiuta i senzatetto e i bambini poveri negli ospedali di Napoli

Come racconta un articolo del Corriere della Sera scritto da Monica Scozzafava, Dries Mertens in questi anni si è attivato per aiutare le sofferenze dei più deboli. Questo impegno sociale è iniziato portando pizze e altri alimenti così come coperte calde ai senzatetto della città parteneopea, ed è proseguito con visite negli ospedali per i bambini poveri.

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«È successo spesso, la prima volta fu al ritorno di una trasferta notturna di dicembre. L’aereo con la squadra era appena atterrato da Torino e Mertens chiamò al telefono due dei suoi più cari amici napoletani: «Vediamoci, compriamo pizze Margherita e le portiamo a chi ha fame e vive in strada. Fa molto freddo». Ed ecco che in meno di un quarto d’ora Dries era alla Stazione di piazza Garibaldi con tante confezioni di pizza. Cappellino e occhiali scuri, Dries le ha comprate tante altre volte le pizze per i clochard, andando in diverse zone di Napoli. Lì dove gli invisibili sfidano freddo, gelo e negli ultimi giorni anche neve. Nei giardini di via Posillipo, sotto ai portici di Chiaia: il fuoriclasse del calcio è un benefattore molto speciale», racconta Monica Scozzafava.

Ai bambini poveri negli ospedali Dries Mertens porta regali di varia natura. L’attaccante, per gioco, si è anche sposato con una bambina ammalata di cancro che si chiama Aurora, ricoverata all’ospedale Pausilipon. Gesti semplici ma straordinari, a cui l’attaccante del Napoli non dà alcuna visibilità, ma che lo rendono davvero staordinario, come descritto nell’articolo del Corriere.

Foto copertina: ANSA/ CIRO FUSCO