Lo scandalo Onu degli abusi sessuali in Siria si sapeva da tre anni

di Matteo Garavoglia | 27/02/2018

onu

I primi rapporti sullo scandalo Onu degli abusi sessuali da parte di alcuni operatori umanitari in Siria risalgono almeno al 2015. L’accusa arriva direttamente da chi in quel Paese martoriato da sette anni di guerra civile ci ha lavorato.

La cooperante Danielle Spencer, in un’intervista alla Bbc, racconta che nel marzo 2015 aveva raccolto diverse testimonianze di donne siriane in un campo profughi della Giordania, dove gli aiuti umanitari venivano distribuiti in cambio di favori sessuali a uomini locali che lavoravano per l’Onu o altre organizzazioni umanitarie.

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“Erano sconvolte”, racconta la donna. Le vittime erano e sono soprattutto donne “senza un protettore uomo”, ovvero vedone, divorziate o ragazze sfollate. Nel luglio del 2015 il caso venne discusso direttamente nella capitala giordana Amman in una riunione del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), dopo che un mese prima l’International Rescue Committee aveva denunciato che su 190 ragazze siriane che avevano chiesto aiuti nelle città della Siria meridionale di Dara’a e Quneitra, il 40% aveva subito violenza.

Tre anni dopo quell’incontro che non ha portato a risultati concreti, le parole di Spencer sono state confermate dal rapporto “Voices from Syria 2018”, pubblicato da Unfpa. Vengono riportati ”esempi di donne e ragazze sposate a funzionari per un breve periodo per ricevere dei pasti in cambio di sesso. Gli addetti alla distribuzione di aiuti chiedono i numeri di telefono di donne e ragazze, danno o distribuiscono loro aiuti in cambio di una visita a casa o di una notte insieme”.

Spencer si chiede quante donne e bambine possano avere sofferto in questi anni a causa della mancanza di attenzione delle condizioni nella Siria meridionale. Le preoccupazioni di Spencer al momento non avranno conseguenze dirette. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha affermato di non disporre di elementi sufficienti per individuare i responsabili ma ha avviato una nuova inchiesta per adottare misure di prevenzione e segnalazione.

 

(credits foto Ansa)